Anche se l’amore è una delle esperienze più profonde e mistiche che ci è dato vivere, non è possibile che ci renda felici a meno che non siamo pronti a viverlo con consapevolezza e la giusta predisposizione d’animo. In altre parole: se siamo persone insoddisfatte di noi e della nostra vita, nemmeno il sentimento più intenso potrà salvarci da noi stessi. Meglio, dunque, prima imparare ad essere felici da soli per poi essere pronti ad essere anche più felici in una coppia.
Quando si è soli, il tempo a disposizione è tanto ed una parte può essere impiegato leggendo un libro o una raccolta di poesie, da scegliere tra i nostri filoni preferiti. Si può scegliere di frequentare corsi di pittura, di Yoga, di fotografia, giardinaggio che ci mettono in contatto con molte persone dai i nostri stessi interessi.
Se si preferisce rimanere in casa ed abbiamo a disposizione un computer possiamo trascorrere allegri momenti ludici con giochi in linea in simultaneo, con i quali possiamo svagarci insieme ad altri appassionati come noi. Possiamo decidere di accedere in qualche forum, dove è possibile intavolare discussioni e scambiare pareri con utenti che sono interessati ai nostri stessi argomenti.
Molto importante è anche l’attività fisica con la quale si mantiene in forma il fisico e la scelta è, se praticarla in casa od uscire ed andare in palestra, dove conosceremo nuovi amici. Una buona idea è quella di andare in bicicletta nelle vicinanze o in parco e sicuramente troveremo la passeggiata molto più divertente di quello che possiamo immaginare.
Se vogliamo dare e ricevere affetto scegliamo di tenere con noi un animale che può essere un cane, un gatto, pesci, uccelli o quello che più preferiamo. Sarà molto il tempo da dedicare a loro perché hanno bisogno di tante cure e di tutto il nostro affetto.
Le 1o verità
1 – Se il vero amore tarda ad arrivare, qualcuno può scegliersi un esilio fatto di sospiri, sogni, ideali e perfino castità. Ma le favole sono belle sono nei libri. Per quanto riguarda la realtà, è bene -mentre si aspetta il grande A- allenarsi a gestire le relazioni, che partono dall’amore e complicano sempre tutto in maniera molto più concreta e molto meno poetica.
2 - L’attrazione e la sessualità sono componenti fondamentali della coppia. Se fosse vero che la relazione, col tempo, azzera la passione, non si capisce perché molte coppie riescano a sopravvivere agli anni. No, non è così semplice: non è colpa delle relazioni. Piuttosto, è possibile che la vita e le sue difficoltà ci allontanino ciclicamente; ma sta proprio qui il bello: impegnarsi per tornare a casa e ritrovare ogni volta un modo nuovo per tener viva la scintilla che ci ha incendiato all’inizio di tutto.
3 - Notoriamente, esistono fasce d’età in cui trovare una persona da amare è più difficile. Sono le zone anagrafiche in cui i più determinati a far funzionare un rapporto… ci stanno provando! Ma questo non significa che non esistano persone che scelgono (direttamente o per i casi della vita) di rimanere da soli. O forse, si stanno solo preparando alle ondate di ritorno sul mercato dei quarantenni divorziati, delle cinquantenni col boom ormonale, dei sessantenni iperattivi e dei settantenni pronti ad amare di nuovo come mai prima nella vita!
4 – La passione quando c’è si vede ed è bello lasciarsi andare. Ma siccome non siamo animali guidati dall’istinto, ma persone in grado di fermarsi prima di commettere sciocchezze di cui potremmo amaramente pentirci, non è il caso di raccontarci scuse. Anche quando la passione è travolgente, si può benissimo resistere. Basta porsi una domanda: dopo cosa accadrà?
5 - È possibile che nell’universo esistano altre forme di vita, alieni con la stessa differenziazione sessuale degli umani. Ma per il momento, l’unico mondo che conosciamo (e in cui sperimentiamo il corteggiamento e la vita di coppia) è questo. Quindi, meglio arrendersi: uomini e donne vengono dallo stesso pianeta che abitano giorno dopo giorno. Meglio smettere di pensare che i due mondi siano incomunicabili e imparare il prima possibile a trovare un linguaggio efficace che permetta di capirsi e amarsi
6 - Amare è complicato. Anche se il desiderio dichiarato dagli amanti è quello di restare uniti per sempre, noi viviamo ancora oggi il sogno d’amore pagano che apparteneva ai trovatori medievali e che-a distanza di oltre mille anni- Hollywood ci ripropone intatto. Ovvero: si ama davvero solo ciò che non si possiede. Ma siamo sicuri che una persona inafferrabile sia proprio quella che può renderci felici?
7 - Anche se l’amore è una delle esperienze più profonde e mistiche che ci è dato vivere, non è possibile che ci renda felici a meno che non siamo pronti a viverlo con consapevolezza e la giusta predisposizione d’animo. In altre parole: se siamo persone insoddisfatte di noi e della nostra vita, nemmeno il sentimento più intenso potrà salvarci da noi stessi. Meglio, dunque, prima imparare ad essere felici da soli per poi essere pronti ad essere anche più felici in una coppia.
8 - Che il tempo sia un toccasana per molti problemi, non c’è alcun dubbio. Ma l’amore, purtroppo, non risponde alle normali leggi della fisica. Un sentimento che non funziona è destinato a logorare chi lo vive. E per questo non c’è altro rimedio che riversare la propria capacità di amare… in un altro rapporto.
9 - Quando qualcuno ci rapisce il cuore, non riusciamo a pensare ad altro. Ma tutti sanno, per esperienza, che questo stato di grazia non dura e che, di fronte alla vita quotidiana che irrompe, ognuno tornerà a pensare ai piccoli e grandi problemi che lo riguardano. Niente di male, anzi: contro il logorìo della vita moderna è cosa buona e giusta che entrambi i partner conservino ampi spazi di indipendenza. L’amore come fusione totale non esiste. Perfino le favole stendono un velo pietoso sulla routine di principi e principesse dopo il coronamento del sogno. “E vissero per sempre felici e contenti” è solo un modo sintetico per dire che la parte appassionante è finita e che anche i più fiki del reame dovranno barcamenarsi tra i problemi della propria vita quotidiana e la voglia di indipendenza, esattamente come noi mortali!
10 - La gelosia è sintomo di moltissime cose. Di insicurezza personale, ad esempio. Di poca fiducia. Di possessività. Di poca stima, nei propri confronti o in quelli del partner. Di paura. Di molto altro ancora. E se questi sentimenti sono connessi all’amore, non significa comunque che la gelosia sia un segno tangibile di questo sentimento. Al contrario: l’amore ha bisogno di fiducia e complicità per crescere, non certo di freni e timori irrazionali.
Non solo un fatto sentimentale, il carattere filosofico
Il tema della felicità è tornato di moda: aumentano articoli, studi, festival, libri che hanno di nuovo ad oggetto l’antico tema della felicità.
Salvatore Natoli, docente di filosofia presso l’Università di Milano-Bicocca, uno dei più originali filosofi italiani, si occupa di questo tema da diversi anni, ben prima che le mode lo riportassero alla ribalta.
Questo nuovo interesse per la felicità lo si ritrova anche tra gli economisti, cosa che stupisce molto se si pensa che Thomas Carlyle, esprimendo un pensiero comune nel secolo XIX, definì l’economia “scienza triste” (dismal science), un appellativo che fa sentire la sua eco ancora oggi.
Salvatore Natoli esplora proprio i vantaggi, le potenzialità e le sfide del rapporto tra economia e felicità. Infatti, se guardiamo la tradizione della scienza economica più da vicino, ci accorgiamo che la tensione tra ricerca della felicità individuale e il benessere pubblico è stata una delle costanti che ha accompagnato la tradizione politica dell’occidente, e che senza dubbio può essere considerata uno dei temi centrali della modernità.
Innanzitutto occorre ricordare che l’economia moderna nasce strettamente legata
alla felicità pubblica, un tipico tema illuminista: la felicità non è solo una faccenda
ultraterrena, ma l’obiettivo dei singoli e soprattutto dei governi è far in modo che la felicità
delle loro nazioni aumenti.
Anche se la felicità pubblica è normalmente associata alla tradizione italiana, napoletana in particolare (Muratori, Palmieri, Genovesi, ecc.), non è corretto affermare che essa sia una prerogativa esclusiva della cultura italiana o latina.
Se infatti è vero, come affermava già nel 1829 Giuseppe Pecchio nella sua famosa Storia della economia pubblica in Italia che “gli italiani la riguardano [la scienza economica] come una scienza complessiva, … e la trattano in tutte le sue relazioni colla morale, colla felicità pubblica”,
mentre “gli inglesi, sempre fautori della divisione del travaglio, pare che abbiano applicato
questa massima anche a questa scienza, avendola staccata da ogni altra”, occorre aggiungere che la maggior parte degli economisti classici inglesi aveva ben chiaro che la felicità delle persone dipende da molte altre cose oltre che dalla ricchezza.
Erano, e sono ben consapevoli che i soldi non fanno la felicità, poiché l’esser felice è una faccenda
troppo soggettiva e complessa per essere trattata dai (tutto sommato) grezzi strumenti della scienza economica, come i prezzi o la moneta.
Ad un certo punto, anche per l’esigenza di conferire dignità scientifica all’economia, gli conomisti più importanti decisero di concentrarsi solo sui requisiti materiali di quella felicità. Per questo l’economia si è ritagliata un ambito meno complesso della felicità: la ricchezza o il benessere economico, affermando però, anche se solo nelle prefazioni ai loro libri, che gran parte della felicità delle persone dipendeva da fattori non economici, non transitava per il mercato. Smith, Malthus, Mill, Marshall, Keynes erano su questo punto tutti d’accordo.
Oggi, dopo due secoli dalle antiche indagini sulla pubblica felicità, il tema dell’happiness è tornato tra gli interessi degli economisti.
Non sempre però l’interesse per la felicità è accompagnato da una riflessione metodologica e filosofica. Per questo abbiamo intervistato il professor Natoli con la speranza di fornire nuovi spunti a questo importante dibattito.
Non assegnare un valore negativo alla solitudine sociale
Noi animali della specie uomo (come tanti altri mammiferi) abbiamo il naturale bisogno di far parte di un gruppo, di stare con gli altri, di confrontarci con gli altri, di affermarci a livello sociale. Ecco perché viviamo in società.
Vivendo fin dalla nascita in società, siamo fortemente condizionati da essa fino al punto che il nostro DNA psicologico perde le tracce di un nostro naturale bisogno: il Bisogno di-Stare-Soli, ossia il bisogno di essere con noi stessi, di confrontarci con noi stessi, di renderci profondamente autonomi. Non solo. Nei romanzi, nei film, nelle canzoni, in Tv, ecc. la solitudine è sempre rifiutata dai protagonisti.
Ciò ha fatto nascere il luogo comune che sentirsi soli è brutto, è triste, è un male. E così, quando siamo costretti a stare soli, crediamo che sia una cosa innaturale, anormale, patologica… e assegniamo al nostro stare soli un valore negativo… Di conseguenza avvertiamo un sentimento negativo: «Se io non sto insieme ad un altro essere umano, sono solo, mi sento solo. Quindi soffro». Quando siamo soli per molto tempo, ci sentiamo a disagio e soffriamo in silenzio la nostra pena, biasimandoci segretamente per la nostra incapacità di avere amici.
Guai poi a parlare in pubblico della nostra solitudine! Non c’è niente di più sciocco. Essere soli, sentirsi soli non vuol dire essere degli appestati. La solitudine non è un marchio d’infamia, è una condizione psico-fisica normalissima. Essa costituisce uno stimolo alla vita poiché ci permette di assaporare l’amaro sapore della separatezza che ci spinge a cercare gli altri.
Si tratta di un sentimento che ci costruiamo pian piano nel nostro animo aumentando l’amore che nutriamo per noi stessi. Quando siamo soli dobbiamo quindi sforzarci di essere pienamente presenti a noi stessi. È questa la condizione essenziale per una feconda vita sociale. Come incontrare gli altri se non riusciamo ad essere prima presenti a noi stessi? Svegliati con te accanto come faccio io: «Buon giorno Cristina! Ti auguro una magnifica giornata!». Mangia insieme a te come faccio io: «Buon appetito Cristina!»
Prendi uno specchio e guardati dentro immaginando di vedere un altro “tu”. Un “tu” più allegro, più scherzoso. Più ironico. Un “tu” che ride di se stesso: dei suoi errori, dei suoi difetti, delle sue debolezze… e …. Ridi con lui: dei tuoi errori, dei tuoi difetti, delle tue debolezze e (perchè no?) anche della tua solitudine. Certo, questo mio modo di fare può sembrarti strano, ma non lo è, credimi. È semplicemente intelligenza, saggezza, fantasia… Tu potresti dirmi: «Sono d’accordo con te Cristina. Ciò che dici va bene per quelle persone che ogni tanto rimangono sole. Ma io sono una persona che sta spessissimo sola». Bene. Incomincia allora a star bene con te almeno per il 50% del tempo mettendo in pratica i suggerimenti di cui sopra. La tua noia e la tua malinconia si ridurranno del 50%. In questo modo incomincerai ad amare serenamente la tua solitudine, come è accaduto a me dopo che ho superato il periodo di solitudine continua. Adesso prendo il mio diario e ti copio due riflessioni che ho scritto in quel periodo. Ti aiuteranno a stare meglio con te. Io amo la mia solitudine…
Perché quando sono sola posso starmene con me. Perché quando sono sola posso comunicare con me. Perché quando sono sola posso giocare con me. Perché quando sono sola posso vivere con me. Perché quando sono sola sono con ciò che penso, ciò che sento, ciò che faccio. In questo momento sono in totale solitudine al centro di una radura di montagna, ma non mi sento sola…….. Perché sono circondata da centinaia di stupende margherite gialle, da decine di nuvole bianche che si rincorrono allegramente, da due scoiattolini rossicci che mi guardano con gli occhietti vispi. Come potrei sentirmi sola? (Cristina Rossi Morley)
Links: macrolibrarsi, unimib, donnamoderna.