Usato garantito, gli italiani scelgono bene

Posted on 13th ottobre 2011 in Prezzi

Gli italiani continuano ad acquistare auto dai grandi concessionari. Cala il nuovo, ma cresce in fretta la vendita di auto di seconda mano, complice forse una minor fiducia nel proprio portafoglio. Lo rivela lo studio Top50 Dealer, presentato oggi al forum di Verona da Quintegia, società trevigiana leader nella ricerca sull’automotive.

usato garantito Usato garantito, gli italiani scelgono beneLa ricerca, che analizza in profondità i dati dei 50 big dealer italiani (da soli fatturano 9,15 miliardi l’anno con una quota di mercato sulle auto vendute del 17,5% sul totale delle 3750 concessionarie italiane) svela una tendenza che si sta affermando nella domanda di auto presso i concessionari.

Così, come evidenzia lo studio, ogni 10 vetture nuove il grande concessionario ne vende 5 usate: dato lontano dalle storiche abitudini dell’acquirente italiano ma altrettanto lontano dalle tradizioni europee, dove il rapporto nuovo-usato in concessionaria è ormai arrivato a 1:1. E se cresce la domanda di usato cresce ovviamente anche il valore della seconda mano. (Teleborsa)

In arrivo l’usato garantito dai consumatori

Il programma FirstHand dell’usato Mercedes riceve l’approvazione del Codacons, l’associazione dei consumatori, con un bollino che ne certifica, per la prima volta in Italia, l’affidabilità.

Il principio è semplice, tutte le auto usate FirstHand (Mercedes fino a 6 anni o 160.000 km e Smart fino a 4 anni e 80.000 km) vendute nelle concessionarie ufficiali Mercedes e Smart rispettano la carta dei servizi elaborata insieme al Codacons: garanzia fino a 36 mesi con chilometraggio illimitato, 100 controlli sulla vettura con copertura, parziale o totale, di guasti anche se causati da usura, soccorso stradale 24 ore su 24 in tutta Europa e vettura sostitutiva, curriculum vitae dell’auto con certificazione degli eventuali danni alla carrozzeria a seguito di incidente e linea telefonica dedicata.

Il tutto, rassicura Lucio Tropea, responsabile del settore usato di Mercedes Italia, «senza costi aggiuntivi da parte dei clienti, visto che quasi tutte le tutele adottate dalla carta servizi Codacons, facevano già parte del nostro programma di garanzia».

Un contributo in più, in termini di qualità e trasparenza, che dovrebbe, secondo le intenzioni della Casa tedesca, confermare la leadership di Mercedes nel segmento delle usate premium (77.000 passaggi di proprietà nei primi 7 mesi del 2011), un settore «che non sarà penalizzato dall’aumento dell’IPT che graverà soprattutto sulle auto più vecchie e più potenti con un passaggio di proprietà che in alcuni casi costerà più del valore dell’auto stessa» spiega Tropea.

Mussari, ridurre peso delle famiglie

Posted on 12th ottobre 2011 in Prezzi

”Un assetto giuridico coerente accompagnato da seri interventi di redistribuzione del carico fiscale al fine di ridurre il peso dell’imposizione per famiglie e imprese darebbe impulso alla crescita”.

Lo afferma il presidente dell’Abi Giuseppe Mussari nel corso dell’audizione alla commissione Finanze del Senato sulla riforma fiscale ricordando come si tratta della prima richiesta del manifesto delle imprese sottoscritto da Abi e le altre associazioni imprenditoriali.

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Piano elettrico europeo, 1800 miliardi di euro nei prossimi 20 anni

Posted on 11th ottobre 2011 in Prezzi

Nei prossimi venti anni muoveranno una mole di investimenti pari a 1.800 miliardi di euro solo in Europa.

Per questo i big del settore elettrico europeo chiedono un quadro di regole certe, forti anche del sostegno raccolto nel corso dell’International Electricity Summit: una due giorni di confronto, che si è chiusa oggi e che ha visto sedere allo stesso tavolo 41 presidenti, amministratori delegati e top manager del settore.

elettrico 1800 miliardi Piano elettrico europeo, 1800 miliardi di euro nei prossimi 20 anni«Su questo – ha spiegato l’ad di Enel, Fulvio Conti, in qualità di presidente di Eurelectric che raggruppa le imprese elettriche europee e che ospita questa edizione del consesso internazionale – c’è accordo totale, perché il tema della cosiddetta investibilità, vale a dire la capacità di attrarre capitale, è fondamentale: è necessario essere in grado di pianificare e quindi le imprese hanno bisogno di certezze. Se non c’è stabilità finanziaria si toglie sicurezza alle aziende e ai loro investimenti».

Nessun accenno alle questioni nazionali, tenute debitamente fuori da questo appuntamento, ma sono note le perplessità del colosso energetico su alcune scelte legislative operate dal governo, non ultima la Robin Tax introdotta nella manovra-bis e il cui impatto è stato stimato dal gruppo di Conti in 400 milioni di euro nel triennio 2011-2013.

L’attuale bolletta italiana

Le aziende italiane pagano cara l’energia elettrica, il 31% in più rispetto alla media UE. Questo emerge dagli ultimi studi sul settore produttivo stilati da Confartigianato, che sottolinea inoltre come siano Milano e a Lombardia a veder gravare sulle loro spalle il peso maggiore. Una delle cause di questo divario è indicata nella pressione fiscale che incide sui costi per il 22,7%.

L’Italia in generale vede il comparto produttivo pagare a caro prezzo le fonti energetiche, con una spesa maggiore per singola azienda che ammonta a circa 1800 euro all’anno. Cifre che se sommate portano a un costo totale superiore rispetto all’Ue di 7,9 miliardi annui.

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Acquistare la RAI e non pagare il canone?

Posted on 11th ottobre 2011 in Prezzi

Il Codacons e l’ Associazione degli Utenti Radiotelevisivi, lanciano oggi una pubblica sottoscrizione finalizzata all’acquisizione della Rai da parte dei cittadini.

Attraverso una grande campagna informativa e mediatica, che partirà dal web per spostarsi nelle piazze delle varie città italiane, le due associazioni proporranno agli utenti di comprare la rete di Stato, sottraendola così ai partiti politici e alle varie lobby sindacali che ad oggi ne controllano linea editoriale, direzione e contenuti.

La RAI è attualmente valutata 528 milioni di euro, lo si apprende da uno studio divulgato dal Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Il fatto sconcertante è che con soli 32 euro per abbonato, contro i 110,50 euro annui del canone RAI, la TV di Stato potrebbe essere definitivamente acquistata dagli italiani.

Tra entrate dirette derivanti dalla pubblicità e dagli abbonamenti annuali, l’azienda incassa qualcosa come 2,6 miliardi di euro l’anno, che a fronte di una piccola spesa di 528 milioni, garantirebbe ottimi margini di guadagno rendendola di fatto molto appetibile per eventuali investitori: ma la domanda più spontanea è, dove vanno a finire questi soldi? Ovviamente ci sono da pagare compensi, personale, palinsesti e via dicendo; tuttavia il pieno controllo della TV di Stato porterebbe ad una riorganizzazione più efficiente di contenuti e personale, escludendo di fatto le varie lobby e classe politica.

acquistare rai Acquistare la RAI e non pagare il canone?Il concetto da cui parte il Codacons si basa su una sensazionale scoperta: Il Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha diramato di recente uno studio del suo dicastero, nel quale la Rai viene valutata 528 milioni di euro.

Ciò significa che, qualora si voglia mettere la tv di Stato direttamente in mano ai cittadini, basterebbero 32 euro ad utente, considerato che gli abbonati in Italia sono 16,5 milioni. Sul piano economico, per gli stessi abbonati si tratterebbe di un indubbio guadagno, considerato che oggi il canone costa 110,5 euro. Basterebbe versare per una volta meno di un terzo del canone annuale per comprare definitivamente la RAI.

Il timore del Codacons e dell’Associazione Utenti Radiotelevisivi, è che sia partita una manovra occulta per rendere appetibile il valore della Rai, in vista di una eventuale privatizzazione da parte di “amici” della classe politica.

Con 1,66 miliardi di euro provenienti dal canone e quasi 1 miliardo di euro proveniente dagli incassi pubblicitari, l’azienda potrebbe avere altissimi margini di redditività, di fatto annullati da una gestione malsana da parte della classe politica. Il valore stimato dell’azienda di 528 milioni di euro, appare quindi decisamente sottostimato, se incassa 2,66 miliardi all’anno, come può valere solo 528 milioni di euro?

Se la Rai deve essere “svenduta’, tanto vale venga acquistata direttamente dai cittadini, che così potrebbero avere voce in capitolo e creare una tv realmente vicina ai gusti e alle esigenze degli utenti e sottratta alla lobby dei partiti, dei sindacati e dei giornalisti che quando scioperano si guardano bene dallo scendere in lotta per tale assurda svalutazione dell’azienda in cui lavorano – afferma il presidente Carlo Rienzi – Per tale motivo avvieremo oggi una campagna d’acquisto, e tutti coloro che vogliono acquistare la Rai possono già da oggi inviare una mail di manifestazione non impegnativa di consenso all’apposito indirizzo acquistalarai@codacons.it“.

Intanto è partito oggi un esposto alla Corte dei Conti per danno all’Erario contro il Ministro Tremonti che ha svalutato la RAI deprezzando indebitamente un bene dello Stato.

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Petrolio ribassa, benzina alle stelle. Perchè?

Posted on 11th agosto 2011 in Prezzi

E’ facile notare che un aumento del prezzo del greggio porti automaticamente all’aumento del prezzo del carburante, mentre a situazione inversa, cioè quando scende il prezzo del petrolio, quello del carburante rimanga al suo picco massimo per poi scendere con molta lentezza. Non è un caso.

robin tax Petrolio ribassa, benzina alle stelle. Perchè?La situazione attuale è di gran lunga peggiore rispetto al 2008 quando si ipotizzava che il prezzo del petrolio a 200 dollari al barile non sarebbe stata un’utopia e che le compagnie petrolifere avrebbero dovuto ridurre il prezzo della benzina e del diesel di qualche centesimo, considerando anche il fatto che i prezzi in Italia sono tra i più alti in europa.

I motivi del perchè il prezzo del carburante non scenda di pari passo al prezzo del greggio è dovuto in percentuale al governo Berlusconi che ha messo in vigore la Robin Tax che incide sul guadagno delle compagnie petrolifere e per ammortizzare i costi tendono a rallentare il più possibile la riduzione del prezzo della benzina e diesel.

La situazione al 2008

«Incidono diversi fattori: innanzitutto cercano di compensare i margini ridotti che hanno avuto nei tre-quattro anni precedenti – spiega Davide Tabarelli, di Nomisma Energia. Per un lungo periodo di tempo, infatti, i guadagni lordi delle società che fanno distribuzione sono rimasti piatti. Ho il sospetto, però, che in questa fase il sistema stia anche cercando di coprire i costi aggiuntivi che derivano dalla Robin Tax. Non ho elementi certi anche perchè non c’è una contabilità così raffinata, ma è sicuramente uno dei costi aggiuntivi a cui le società devono fare fronte».

Se fosse accertata una eventualità del genere, tuttavia, le autorità di vigilanza sul mercato hanno strumenti per intervenire.

Tabarelli ci tiene comunque a distinguere le compagnie petrolifere che operano nella produzione di petrolio, «le quali continuano a realizzare profitti scandalosi, ingiustificabili anche sul piano etico assolutamente non confrontabili» dalle società di distribuzione. «Abbiamo fatto un’analisi sul lungo periodo – spiega – e non sono emersi margini stratosferici per le attività di distribuzione. Nel 2008 – conferma – però l’aumento c’è stato.

In Italia – aggiunge – continuiamo a pagare la benzina 2-3 centesimi in più rispetto al prezzo ottimale perchè non è stata realizzata una vera liberalizzazione della rete distributiva, tentata più volte da ministri e governi diversi, ma sempre naufragata di fronte alla fortissima sindacalizzazione del settore». Una realtà, quella della rete di distribuzione dei carburanti, che Tabarelli non esita a paragonare – da questo punto di vista – all’Alitalia. «Nessun ministro, purtroppo, è in grado di scontrarsi con questo sindacato, con la minaccia di paralizzare il paese con tre giorni di sciopero. Si difende l’occupazione ma i costi sono a carico di tutto il sistema Paese».

La situazione del 2011

L’aumento dei prezzi che pesano sulle tasche degli automobilisti è in media di 198 euro annui, di cui 108 euro per costi diretti e 90 euro per quelli indiretti”. E in un momento di crisi economica dove molte fabbriche chiudono e molte famiglie faticano è necessario che il Governo proceda con la verifica degli andamenti dei prezzi dei carburanti anche per approfondire la questione della “doppia velocità”, secondo la quale le compagnie petrolifere aumenterebbero il prezzo al dettaglio non appena si verifica un rialzo del prezzo internazionale del greggio e non farebbero altrettanto quando tale prezzo diminuisce.

In un quadro del genere i soldi fuggono dalle azioni e si rifugiano nell’oro – guarda caso a nuovi massimi – mentre anche il petrolio scende. Se ci sarà una recessione, la domanda energetica calerà e dunque anche la domanda di combustibili. In Europa il barile è sceso a 102 dollari, mentre negli Stati Uniti è calato a 79,3 dollari, i minimi da sei e undici mesi.

E la benzina? A quanto pare ha smesso la sua corsa al rialzo, ma non sembra che i gestori e i petrolieri abbiano ritoccato i listini all’ingiù, loro che sono sempre così lesti a rialzare il prezzo alla pompa quando il barile di petrolio sale. Usciremo mai da questo circolo vizioso?

Intanto l’aumento al 6,5% della «Robin tax» è stata slittata all’Unico 2011

La tassa, invece di essere abolita, è stata silenziosamente aumentata. Contrariamente a quanto indicato nelle istruzioni del modello Unico SC 2010, l’aumento dell’addizionale Ires per il settore energetico dal 5,5 al 6,5% si applica dal 2010 e non dal 2009. A chiarirlo è l’agenzia delle Entrate nella circolare 35 del 18 giugno 2010.

L’addizionale Ires del 5,5%, per chi ricerca e coltiva idrocarburi liquidi e gassosi, raffina petrolio, produce o commercializza energia elettrica, benzine, petroli, gasoli per usi vari, oli lubrificanti e residuati, gas di petrolio liquefatto e gas naturale, ha trovato la sua prima applicazione nel 2008, in quanto la norma istitutiva, l’articolo 81, comma 17 del Dl 112/2008, prevedeva una deroga allo Statuto del contribuente.

Secondo la circolare 35, l’aumento al 6,5% è applicabile «a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 15 agosto 2009», cioè dal 2010, per periodi coincidente con l’anno solare. Le Entrate hanno giustificato l’applicazione dell’aumento da quest’anno e non dal 2009, anno in cui la norma che l’ha introdotto è entrata in vigore (articolo 56, comma 3 della legge 99/2009), in quanto quest’ultima «non ha previsto alcuna deroga» allo Statuto del contribuente; quindi, «le modifiche introdotte si applicano solo a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore delle disposizioni che le prevedono» (articolo 3, comma 1 della legge 212/2000).

Possibili altre soluzioni locali

  • 1) Liberalizzazione totale degli orari: è inaccettabile che alle 2 del pomeriggio i distributori siano chiusi;
  • 2) dare la possibilità ai distributori di vendere di tutto, per scaricare la redditività su altri prodotti diversi dai carburanti;
  • 3) chiudere 4mila distributori fuori norma, inefficienti, con costi che pesano sull’intera rete. Abbiamo 22mila stazioni di servizio, un quinto di tutta la rete europea, con l’erogato medio più basso della Ue».
  • 4) Consentire la vendita di carburanti nella grande distribuzione e nei centri commerciali: l’esperienza francese dimostra che il prezzo finale si riduce sensibilmente perchè il venditore accetta di azzerare i margini sulla benzina perchè sa di avere margini più alti sugli altri beni.
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Call center di Alitalia? Un 892 a pagamento

Posted on 11th agosto 2011 in Prezzi

Alitalia sospende il servizio assistenza chiudendo il vecchio numero 06.2222, che tuttavia non era un numero verde ma un numero a tariffazione ordinaria. Il cliente poteva chiamare per chiedere informazioni, prenotare un volo o acquistare un biglietto al semplice costo di una telefonata di rete fissa.

alitalia callcenter Call center di Alitalia? Un 892 a pagamentoDal 23 agosto per qualsiasi operazione bisognerà comporre il numero 892.010 con ovvio risvolto economico. Prenotare un volo costerà di più, mentre consultare l’operatività dei voli sarà tuttavia del tutto gratuito grazie al numero verde 800.650055.

Internet è destinato a diventare il canale telematico per eccellenza anche per le transazioni di Alitalia, ma siamo sicuri che tutta la clientela sia in grado di utilizzare la rete? Come spesso accade, a farne le spese sono i ceti più deboli e disinformati.

Non è un caso che cinque associazioni di consumatori abbiano già protestato.

Secondo Adiconsum, Adoc, Cittadinanzattiva, Federconsumatori e Movimento Consumatori la scelta è fortemente discutibile per questioni di metodo e di merito: nel metodo, ogni decisione con impatto diretto sulle tasche dei cittadini avrebbe dovuto coinvolgere le Associazioni dei consumatori firmatarie del recente accordo in tema di conciliazione, per trovare insieme le soluzioni più adeguate. Se l’intento è disincentivare il mezzo telefonico per l’acquisto dei biglietti, a favore delle operazioni on line, si è scelta con tutta evidenza la soluzione più penalizzante per i consumatori, in quanto a parità di servizio offerto, i prezzi decolleranno.

Cosi’, ai 6 euro di sovrapprezzo per l’acquisto di un biglietto via telefono, si aggiungeranno anche questi ulteriori costi: in pratica, chiamando da rete mobile, a seconda dell’operatore telefonico si spendera’ dai 12 ai 15,5 centesimi di euro per lo scatto alla risposta, e da un minimo di 48 centesimi (operatore Tim) ad un massimo di 180 centesimi (operatore H3G-Tre) per ogni minuto di conversazione”.

Da gennaio vecchie voci di uno spostamento all’estero per il call center di Alitalia.

Teleperformance è una delle maggiori aziende italiane di call center. Controllata da una multinazionale francese, ha una sede a Taranto con più di 1.900 operatori che da giugno però subiscono una consistente riduzione di orario e salario, a causa del contratto di solidarietà introdotto per evitare circa 600 licenziamenti.

Intanto l’azienda si è aggiudicata l’appalto per il servizio clienti di Amazon.it, la filiale italiana del notissimo servizio di vendite on line e, soprattutto, l’appalto per il call center Alitalia.

Il sindacato del settore, Slc-Cgil, ha lanciato un allarme: a rispondere ai clienti Alitalia non sarebbero gli operatori di Taranto ma quelli dei call center albanesi di Teleperformance di Tirana e Durazzo.

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Case di lusso, prezzi alle stelle a Londra

Posted on 3rd agosto 2011 in Prezzi, Viaggi

I prezzi degli immobili residenziali di lusso hanno registrato dei sensibili incrementi a Londra, con una crescita record nel mese di giugno. Questa tendenza al rialzo è il frutto della corsa all’accaparramento di molti buyers internazionali.

Un numero sempre più rilevante di cittadini stranieri sta approfittando della sterlina debole per acquistare nella capitale inglese, spingendo verso l’alto i prezzi delle proprietà immobiliari. Secondo i rapporti di Knight Frank il prezzo medio di una casa in posti come Mayfair e Belgravia è cresciuto dell’8.1% nel mese scorso rispetto allo stesso periodo del 2010.

case lusso londra Case di lusso, prezzi alle stelle a LondraLe ultime stime riguardanti Londra, evidenziate dalla società di consulenza per il mercato immobiliare Knight Frank LLP, mostrano come nella capitale del Regno Unito si sia registrata una crescita dei prezzi per gli immobili più prestigiosi che ha raggiunto valori record nel corso del mese di Maggio.

Sarà la debolezza della Sterlina, sarà che il comparto degli immobili sta mostrando segni di ripresa, ma rimane il fatto che attualmente acquistare una casa di lusso a London rappresenta un investimento non da tutti.

I valori commerciali registrati in media di appartamenti e ville dal costo medio di sei milioni di Dollari sono aumentati di 1,4 punti percentuali a Maggio, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e rispetto anche all’Aprile scorso, con un aumento in quest’ordine di grandezza di un punto percentuale.

Secondo gli esperti questo sarebbe il settimo aumento mensile consecutivo, a testimoniare il buon momento degli investitori, che hanno aperto ormai mesi fa un trend attualmente ancora “in vita”.

Un mercato fortemente europeo

Ad attrarre i compratori esteri, oltre al tasso di cambio favorevole, anche la percezione che Londra possa rappresentare un luogo sicuro per proteggere i beni dalla instabilità politica ed economica dei paesi d’origine. I flussi di acquisto giungono infatti in misura significativa dai ricchi di zone calde del mondo. La valutazione statistica, oltre che ai due quartieri già citati, si aggancia ai prezzi delle zone di St John’s Wood, Regent’s Park, Kensington, Notting Hill, Chelsea, Knightsbridge e South Bank.

Via | Whathouse.co.uk e deluxeblog.it

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