La Sindrome del Tunnel Carpale (stc) è la neuropatia più frequente ed è dovuta alla compressione del nervo mediano al polso nel suo passaggio attraverso il tunnel carpale.
Questo è una cavità localizzata a livello del polso. In posizione anatomica abbiamo posteriormente le ossa carpali e anteriormente il legamento trasverso del carpo. Nel tunnel così formato passano, oltre al nervo mediano, vene e i tendini dei muscoli flessori delle dita.
Cause
Le cause di questa malattia sono molteplici; esiste una predisposizione individuale ma molto dipende dall’attività svolta dal soggetto. Infatti le persone che lavorano molto con le mani (sarte, casalinghe, dattilografi, operai ecc.) frequentemente vanno incontro a tale sindrome. La STC si manifesta con disturbi della sensibilità che colpiscono le prime 3 dita (pollice, indice, medio) della mano.

Anche l'uso della tastiera del pc causa il tunnel carpale
Disturbi
Questi disturbi si presentano prevalentemente durante la notte è sono tali da non permettere di dormire chi ne è interessato (il soggetto deve alzarsi scuotere tutto il braccio per risvegliare la mano ed il braccio). L’evoluzione della malattia consiste in una progressiva ed irreversibile perdita della sensibilità alle prime 3 dita ed alla mano seguita ipo-atrofia dei muscoli della mano.
Come diagnosticare la Sindrome del Tunnel Carpale (STC)
La diagnosi di certezza della STC deve essere effettuata con l’esame EMG/ENG (elettromiografico/elettroneurografico). Tests clinici (test di Tinel e di Phalen) danno luogo molto spesso a risultati falsi negativi o falsi positivi. In Italia la Sindrome del Tunnel Carpale (stc) viene classificata in sei livelli di gravità: 1° negativo = solo segni clinici con esame negativo; 2° minima; 3° lieve; 4° media; 5° grave; 6° estrema.
Esistono molte terapie che possono essere utilizzate e che spesso danno buoni risultati in alternativa a un intervento chirurgico o in preparazione all’intervento per renderlo più efficace.
- Terapia meccanica
- Medicina ortopedica
- Terapia infiltrativa
- Terapia medica: cortisonici, anti-infiammatori non steroidi, miorilassanti…
- Ozonoterapia
TERAPIA MECCANICA
Uno dei metodi più usati al momento è la terapia meccanica secondo McKenzie. Si tratta di un sistema di diagnosi e trattamento dei dolori del collo e della schiena creato da un famoso fisioterapista neozelandese e sviluppato da un ampio gruppo di ricercatori in tutto il mondo ma soprattutto negli Stati Uniti.
L’efficia di questo approccio è ormai ampiamente riconosciuta anche se non è ancora stata fornita, come per la massima parte dei trattamenti del sistema muscolo-scheletrico e del sistema nervoso, una dimostrazione scientifica con evidenze sperimentali certe ed incontestabili.
Il metodo si basa sul mantenimento di posture corrette e sull’esecuzione di esercizi specifici per trattare alcune forme di mal di schiena e di collo, quelle cioè che hanno una causa di tipo meccanico (le posture scorrette o l’esecuzione di movimenti dannosi provocano una alterazione dei rapporti articolari con compressione di un nervo o di una radice nervosa vertebrale).
Questi esercizi sono messi a punto per ciascun paziente, poiché i problemi meccanici alla base del mal di schiena variano da individuo ad individuo. Il medico o il fisioterapista esperto nel metodo li prescrive dopo una accurata valutazione del caso clinico.
Gli esercizi, se eseguiti correttamente, in molti casi comportano una lenta e progressiva diminuzione del dolore che, dalle zone più “periferiche” del corpo, si sposta più vicino alla colonna vertebrale, fino a scomparire gradualmente. Il trattamento secondo McKenzie punta ad ottenere una partecipazione attiva del paziente per la risoluzione dell’episodio in corso, e soprattutto gli fornisce i mezzi per prevenire le ricadute.
Un programma di auto-trattamento tarato sullo stile di vita del paziente, metterà il paziente in grado di controllare e trattare il proprio dolore con sicurezza ed efficacia. L’auto-trattamento rende possibile una veloce indipendenza del paziente dalla figura del medico/terapista, riducendo il numero delle visite cliniche e quindi abbattendo i costi di gestione.
Qualora il trattamento non dia risultati soddisfacenti per la scomparsa della sintomatologia dolorosa, esso comunque fornisce indicazioni molto utili, in base alla distribuzione del dolore ed alle variazioni dei sintomi, per indirizzare verso altri trattamenti conservativi o chirurgici.
MEDICINA ORTOPEDICA
Il termine di “medicina ortopedica” è stato inventato dal Dott. James Cyriax (illustre ortopedico vissuto a Londa dal 1904 al 1985) per indicare una branca della scienza medica che studia e cura in maniera non chirurgica le patologie degli organi di movimento.
Si tratta di una sezione dell’insegnamento medico che è stata sempre grossolanamente trascurata. Questo ha portato a frequenti situazioni di disagio con diagnosi che rimangono vaghe e trattamenti che in molti casi non sono efficaci o sono solo superficiali.
La “medicina ortopedica” che non è una medicina alternativa. Essa è un metodo di diagnosi clinica per valutare i disturbi del paziente, raggiungere una diagnosi precisa e permettere una terapia ben orientata.
L’ingenuità del sistema diagnostico sta nella sua semplicità: vengono seguiti metodi standardizzati di esame che permettono il riconoscimento di forme cliniche, la differenziazione di condizioni o il riferimento agli appropriati esami diagnostici accessori. Questo approccio nella maggior parte dei casi è superiore rispetto alla tendenza attuale di esaminare utilizzando in prima istanza costose investigazioni tecniche.
Le fondamenta del metodo sono:
- conoscenza del dolore riferito e della origine embriologica delle strutture;
- conoscenza della anatomia topografica e funzionale;
- una tecnica di anamnesi accurata e sistematica;
- un giudizio preciso della natura, modo di inizio e evoluzione dei disturbi.
La precisione nel delinerare le condizioni permette una terapia meglio orientata e le tecniche terapeutiche si integrano perfettamente in una buona strategia di trattamento globale.
TERAPIA ANTALGICA
Oltre alle terapie meccaniche ed alla chirurgia esistono altri presidi terapeutici con evidenze sperimentali che sono utili per i disturbi dolorosi dei nervi periferici e della colonna vertebrale
- Terapie infiltrative (con steroidi, anestetici locali, ozonoterapia)
- Terapie fisiche (TENS, laserterapia, ecc.)
OZONOTERAPIA
La parola ozono deriva da una parola greca che significa “mando odore”. Si tratta di una molecola costituita da tre atomi di ossigeno. Nella pratica clinica essa viene somministrata in varie fome, diluita in grandi quantità di ossigeno o liquidi (acqua, sangue). Le concentrazioni variano generalmente da 5 a 50 ug/mL.
Negli ultimi anni molti specialisti hanno iniziato a trattare le patologie articolari acute e croniche e le sindromi da intrappolamento nervoso (in particolare i conflitti disco-radicolari), con l’iniezione del gas sia in sede intra-articolare, sia peri-articolare.
I risultati sono stati molto buoni. Non è ancora chiaro il preciso meccanismo di azione ma l’ozonoterapia induce molto spesso una rapida scomparsa del dolore articolare e dell’edema ed una normalizzazione della temperatura locale con probabile attenuazione della infiammazione ed un sicuro aumento della articolarità.
Il trattamento in mani esperte non è rischioso e provoca solo dolore locale transitorio, senza rilevanti effetti collaterali. Ovviamente i risultati sono ottimizzati da una precisa diagnosi di sede della patologia.
Tastiera del personal computer
La posizione corretta nell’uso della tastiera permette di ridurre la sindrome del tunnel carpale. In Italia l’uso professionale delle tastiere, l’altezza, le caratteristiche della corretta posizione seduta e le altre indicazioni sull’argomento sono stabilite con Decreto Legislativo n. 81 del 2008.






