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Tunnel Carpale

Posted on 6th dicembre 2011 in Enciclopedia

La Sindrome del Tunnel Carpale (stc) è la neuropatia più frequente ed è dovuta alla compressione del nervo mediano al polso nel suo passaggio attraverso il tunnel carpale.

Questo è una cavità localizzata a livello del polso. In posizione anatomica abbiamo posteriormente le ossa carpali e anteriormente il legamento trasverso del carpo. Nel tunnel così formato passano, oltre al nervo mediano, vene e i tendini dei muscoli flessori delle dita.

Cause

Le cause di questa malattia sono molteplici; esiste una predisposizione individuale ma molto dipende dall’attività svolta dal soggetto. Infatti le persone che lavorano molto con le mani (sarte, casalinghe, dattilografi, operai ecc.) frequentemente vanno incontro a tale sindrome. La STC si manifesta con disturbi della sensibilità che colpiscono le prime 3 dita (pollice, indice, medio) della mano.

tunnel carpale1 Tunnel Carpale

Anche l'uso della tastiera del pc causa il tunnel carpale

Disturbi

Questi disturbi si presentano prevalentemente durante la notte è sono tali da non permettere di dormire chi ne è interessato (il soggetto deve alzarsi scuotere tutto il braccio per risvegliare la mano ed il braccio). L’evoluzione della malattia consiste in una progressiva ed irreversibile perdita della sensibilità alle prime 3 dita ed alla mano seguita ipo-atrofia dei muscoli della mano.

Come diagnosticare la Sindrome del Tunnel Carpale (STC)

La diagnosi di certezza della STC deve essere effettuata con l’esame EMG/ENG (elettromiografico/elettroneurografico). Tests clinici (test di Tinel e di Phalen) danno luogo molto spesso a risultati falsi negativi o falsi positivi. In Italia la Sindrome del Tunnel Carpale (stc) viene classificata in sei livelli di gravità: 1° negativo = solo segni clinici con esame negativo; 2° minima; 3° lieve; 4° media; 5° grave; 6° estrema.

Esistono molte terapie che possono essere utilizzate e che spesso danno buoni risultati in alternativa a un intervento chirurgico o in preparazione all’intervento per renderlo più efficace.

  • Terapia meccanica
  • Medicina ortopedica
  • Terapia infiltrativa
  • Terapia medica: cortisonici, anti-infiammatori non steroidi, miorilassanti…
  • Ozonoterapia

TERAPIA MECCANICA

Uno dei metodi più usati al momento è la terapia meccanica secondo McKenzie. Si tratta di un sistema di diagnosi e trattamento dei dolori del collo e della schiena creato da un famoso fisioterapista neozelandese e sviluppato da un ampio gruppo di ricercatori in tutto il mondo ma soprattutto negli Stati Uniti.

L’efficia di questo approccio è ormai ampiamente riconosciuta anche se non è ancora stata fornita, come per la massima parte dei trattamenti del sistema muscolo-scheletrico e del sistema nervoso, una dimostrazione scientifica con evidenze sperimentali certe ed incontestabili.

Il metodo si basa sul mantenimento di posture corrette e sull’esecuzione di esercizi specifici per trattare alcune forme di mal di schiena e di collo, quelle cioè che hanno una causa di tipo meccanico (le posture scorrette o l’esecuzione di movimenti dannosi provocano una alterazione dei rapporti articolari con compressione di un nervo o di una radice nervosa vertebrale).

Questi esercizi sono messi a punto per ciascun paziente, poiché i problemi meccanici alla base del mal di schiena variano da individuo ad individuo. Il medico o il fisioterapista esperto nel metodo li prescrive dopo una accurata valutazione del caso clinico.

Gli esercizi, se eseguiti correttamente, in molti casi comportano una lenta e progressiva diminuzione del dolore che, dalle zone più “periferiche” del corpo, si sposta più vicino alla colonna vertebrale, fino a scomparire gradualmente. Il trattamento secondo McKenzie punta ad ottenere una partecipazione attiva del paziente per la risoluzione dell’episodio in corso, e soprattutto gli fornisce i mezzi per prevenire le ricadute.

Un programma di auto-trattamento tarato sullo stile di vita del paziente, metterà il paziente in grado di controllare e trattare il proprio dolore con sicurezza ed efficacia. L’auto-trattamento rende possibile una veloce indipendenza del paziente dalla figura del medico/terapista, riducendo il numero delle visite cliniche e quindi abbattendo i costi di gestione.

Qualora il trattamento non dia risultati soddisfacenti per la scomparsa della sintomatologia dolorosa, esso comunque fornisce indicazioni molto utili, in base alla distribuzione del dolore ed alle variazioni dei sintomi, per indirizzare verso altri trattamenti conservativi o chirurgici.

MEDICINA ORTOPEDICA

Il termine di “medicina ortopedica” è stato inventato dal Dott. James Cyriax (illustre ortopedico vissuto a Londa dal 1904 al 1985) per indicare una branca della scienza medica che studia e cura in maniera non chirurgica le patologie degli organi di movimento.

Si tratta di una sezione dell’insegnamento medico che è stata sempre grossolanamente trascurata. Questo ha portato a frequenti situazioni di disagio con diagnosi che rimangono vaghe e trattamenti che in molti casi non sono efficaci o sono solo superficiali.

La “medicina ortopedica” che non è una medicina alternativa. Essa è un metodo di diagnosi clinica per valutare i disturbi del paziente, raggiungere una diagnosi precisa e permettere una terapia ben orientata.

L’ingenuità del sistema diagnostico sta nella sua semplicità: vengono seguiti metodi standardizzati di esame che permettono il riconoscimento di forme cliniche, la differenziazione di condizioni o il riferimento agli appropriati esami diagnostici accessori. Questo approccio nella maggior parte dei casi è superiore rispetto alla tendenza attuale di esaminare utilizzando in prima istanza costose investigazioni tecniche.

Le fondamenta del metodo sono:

  • conoscenza del dolore riferito e della origine embriologica delle strutture;
  • conoscenza della anatomia topografica e funzionale;
  • una tecnica di anamnesi accurata e sistematica;
  • un giudizio preciso della natura, modo di inizio e evoluzione dei disturbi.

La precisione nel delinerare le condizioni permette una terapia meglio orientata e le tecniche terapeutiche si integrano perfettamente in una buona strategia di trattamento globale.

TERAPIA ANTALGICA

Oltre alle terapie meccaniche ed alla chirurgia esistono altri presidi terapeutici con evidenze sperimentali che sono utili per i disturbi dolorosi dei nervi periferici e della colonna vertebrale

  • Terapie infiltrative (con steroidi, anestetici locali, ozonoterapia)
  • Terapie fisiche (TENS, laserterapia, ecc.)

OZONOTERAPIA

La parola ozono deriva da una parola greca che significa “mando odore”. Si tratta di una molecola costituita da tre atomi di ossigeno. Nella pratica clinica essa viene somministrata in varie fome, diluita in grandi quantità di ossigeno o liquidi (acqua, sangue). Le concentrazioni variano generalmente da 5 a 50 ug/mL.

Negli ultimi anni molti specialisti hanno iniziato a trattare le patologie articolari acute e croniche e le sindromi da intrappolamento nervoso (in particolare i conflitti disco-radicolari), con l’iniezione del gas sia in sede intra-articolare, sia peri-articolare.

I risultati sono stati molto buoni. Non è ancora chiaro il preciso meccanismo di azione ma l’ozonoterapia induce molto spesso una rapida scomparsa del dolore articolare e dell’edema ed una normalizzazione della temperatura locale con probabile attenuazione della infiammazione ed un sicuro aumento della articolarità.

Il trattamento in mani esperte non è rischioso e provoca solo dolore locale transitorio, senza rilevanti effetti collaterali. Ovviamente i risultati sono ottimizzati da una precisa diagnosi di sede della patologia.

Tastiera del personal computer

La posizione corretta nell’uso della tastiera permette di ridurre la sindrome del tunnel carpale. In Italia l’uso professionale delle tastiere, l’altezza, le caratteristiche della corretta posizione seduta e le altre indicazioni sull’argomento sono stabilite con Decreto Legislativo n. 81 del 2008.

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Checco Zalone

Posted on 5th dicembre 2011 in Enciclopedia

Checco Zalone, pseudonimo di Luca Pasquale Medici (Bari, 3 giugno 1977), è un cabarettista, comico, musicista, cantautore, imitatore e attore italiano.

Biografia

Cabarettista e musicista italiano, nasce col nome di Luca Medici a Bari, anche se risiederà a Capurso.

Dopo essersi diplomato al liceo scientifico Santo Simone di Conversano, si laurea in giurisprudenza pur non esercitando alcuna attività forense e preferendo di gran lunga le luci del mondo dello spettacolo.

Dopo qualche esperienza come musicista jazz, in collaborazione con Vito Ottolino e Pino Mazzarano, debutta nel 2004 come comico in coppia con Giacinto Lucariello, con il quale presenta il concorso di bellezza “Ragazzo Cinema Ok”.

Checco Zalone Checco Zalone

Trova anche il modo di partecipare a qualche programma televisivo regionale (il canale Telenorba) assieme a Gennaro Nunziante, con il quale instaurerà una profondissima amicizia. Dopo essere entrato nel laboratorio Zelig di Bari, viene invitato a partecipare al programma “Zelig Off”.

Il successo è talmente buono che viene spinto dagli autori a proseguire il suo lavoro in “Zelig Circus”, presentandosi ufficialmente e a tutta la nazione come Checco Zalone (che, in dialetto barese Che cozzalone, significa “che tamarro” o “che grande cafone”), parodia di un cantante neomelodico partenopeo in stile Gigi D’Alessio che si esibisce per comunioni e matrimoni.
Diventa una delle punte di diamante del programma.

Nel 2006, scrive la hit “Siamo una squadra fortissimi”, dedicata alla Nazionale Italiana di Calcio che quell’anno ci fece diventare Campioni del Mondo.

Di seguito verranno altre divertenti canzoni satiriche e non. Nel 2007, diventa co-conduttore assieme ad Amadeus del quiz musicale “Canta e vinci”, ma il programma sfortunatamente non riscuote un grandissimo successo, forse per via della sua collocazione nel palinsesto. Si rifarà con “Checco Zalone Show” riscuotendo enormi successi.

Checco Zalone è la parodia di un cantante neomelodico che si esibisce durante comunioni e matrimoni, rielaborando in chiave neomelodica tutti i generi musicali.

Per stessa ammissione dell’autore il personaggio si rifà a quelli interpretati da Emilio Solfrizzi e Antonio Stornaiolo, rispettivamente “Piero Scamarcio e lo Scippatore d’emozioni”, ispirato anche da esibizioni di cantanti neomelodici presenti sul palinsesto di Telenorba.

L’abbigliamento, consistente in una maglietta rosa attillata ed un paio di jeans, ed un uso alquanto personale della grammatica italiana caratterizzano il personaggio.

Durante le sue apparizioni a Zelig, Checco fa intendere di essere un ex-galeotto, e molto spesso racconta le sue comiche avventure presentandosi come vittima della società, mentre alla fine lascia intendere che stava commettendo furti, rapine ecc.

Nell’ultimo periodo il personaggio ha subito un sostanziale mutamento, specie con l’uscita del suo primo lungometraggio Cado dalle nubi e del suo secondo, Che bella giornata, perdendo le marcate origini pugliesi e acquisendo un accento ed uno stile nettamente più italianizzante. Anche l’abbigliamento ne ha risentito: Checco attualmente usa vestirsi, dall’edizione del 2009 di Zelig in modo notevolmente più casual pur non perdendo riferimenti stilistici al mondo neomelodico.

La carriera cinematografica

Nel 2009, diventa protagonista di un film diretto da Gennaro Nunziante: Cado dalle nubi con Dino Abbrescia, Giulia Michelini, Fabio Troiano e Raul Cremona.

Con lo stesso regista firma, nel 2011, anche Che bella giornata, in cui sventerà – con la sua ingenuità – un attentato terroristico alla “Madunnina” milanese. Come molti altri comici che lo hanno preceduto, Zalone si lancia nel mondo del cinema portando il suo personaggio, senza distaccarsi particolarmente da quello che ha portato sul piccolo schermo.

Carriera televisiva

Il 2 e 9 dicembre 2011, in prima serata, su Canale 5 Zalone va in onda con uno show tutto suo dal nome Resto Umile World Show. Il titolo della trasmissione si rifà al tour 2011 Resto Umile World Tour.

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Asynchronous Transfer Mode

Posted on 5th dicembre 2011 in Enciclopedia, Tecnologia

Asynchronous Transfer Mode o ATM è un protocollo di rete di livello 2 del modello ISO-OSI che implementa un modo di trasferimento a commutazione di circuito virtuale e trasmissione di cella incapsulando il traffico dati dei livelli architetturali superiori in unità, dette celle, a lunghezza fissa (53 byte) anziché in pacchetti a lunghezza variabile come avviene invece nelle reti a commutazione di pacchetto (ad esempio con IPv4). Le reti di telecomunicazioni che implementano il protocollo ATM vengono dette reti ATM.

Storia

ATM è stata progettato agli inizi degli anni novanta e lanciata con una fortissima spinta in quanto avrebbe dovuto soddisfare le esigenze di networking unificando varie tipologie di traffico o servizi (voce, dati, TV via cavo, telex, ecc.,) all’interno di un sistema unico integrato. In particolare ATM è stato pensato per fornire uno standard unificato di rete per supportare canali sincroni (SDH) e reti basate su pacchetti (IP, Frame Relay, ecc.) ed in grado di garantire e gestire contemporaneamente livelli multipli di qualità del servizio a supporto dei vari tipi di traffico dimostrando così ottime capacità in termini di flessibilità ed efficienza nell’uso delle risorse trasmissive ed elaborative.

Asynchronous Transfer Mode01 Asynchronous Transfer Mode

Tale sistema avrebbe dovuto dar luogo alla cosiddetta rete Broadband-ISDN (B-ISDN), estensione o sviluppo della classica rete N-ISDN a banda stretta (Narrow ISDN) che supportasse appunto tutta questa serie di servizi offerti all’utente e con una velocità di trasmissione di 155Mbit/s grazie all’utilizzo della fibra ottica come mezzo trasmissivo fino all’utente finale cioè nella rete di accesso. Ad oggi però questa tipologia di rete non è mai stata realizzata vuoi anche per l’assenza della fibra ottica fino all’utente.

ATM nella sua interezza non ha quindi ottenuto il successo sperato in termini di diffusione, tuttavia è stato parzialmente adottato nella rete telefonica dove il suo utilizzo è tuttora in espansione come protocollo di trasporto nella rete di accesso (ADSL, UMTS) e soprattutto nella reti di trasporto. Pur tuttavia anche se l’ATM sta andando lentamente in disuso in favore di tecnologie di rete più efficienti come MPLS, essa ha costituito indubbiamente una tappa intermedia o evoluzione all’interno dello sviluppo delle reti di telecomunicazioni. In particolare la B-ISDN nelle sue finalità ultime risulta oggi parzialmente realizzata con la tecnologia delle Next Generation Networking.

Come Funziona

Asynchronous Transfer Mode02 Asynchronous Transfer Mode
ATM e’ una modalita’ di trasferimento pacchetti che permette la multiplessazione di piu’ connessioni logiche su una singola interfaccia fisica. I pacchetti trasferiti si chiamano celle ed hanno dimensione fissa. Non vi e’ controllo di flusso o di errori a livello data-link.

La gerarchia funzionale di una rete basata su ATM si puo’ dividere in due livelli, ciascuno a sua volta diviso in sottolivelli.

Il livello fisico ha i seguenti sottolivelli funzionali:

  • Livello Percorso Trasmissivo. E’ l’assemblaggio e disassemblaggio del carico utile del sistema trasmissivo. Include la delineazione di cella e le funzioni di controllo errori della testata.
  • Livello Sezione Digitale. Assemblaggio e disassemblaggio del flusso di bit.
  • Livello Sezione Rigenerativa. Usato spesso dai ripetitori per rigenerare il segnale lungo il percorso trasmissivo.

A livello ATM si ha una suddivisione in Canali Virtuali (Virtual Channel – VC) e Percorsi Virtuali (Virtual Path – VP):

  • Un Canale Virtuale costituisce una connessione logica, ed e’ l’analogo di un circuito virtuale di X.25 o di una connessione logica del Frame Relay. E’ l’unita’ base di commutazione di B-ISDN. Un canale logico viene stabilito tra due utenti terminali e serve da veicolo per un flusso bidirezionale a velocita’ variabile di celle.
  • Un Percorso Virtuale e’ un insieme di canali virtuali che hanno le stesse terminazioni. Vi e’ quindi un’unica commutazione delle celle che passano nello stesso percorso virtuale, anche se appartengono a canali virtuali diversi.

L’uso dei percorsi virtuali offre i seguenti vantaggi:

  • Architettura di rete semplificata
  • Maggiore affidabilita’ ed efficienza della rete
  • Trattamento dati ridotto e minor tempo di allestimanto di connessione
  • Servizi di rete aggiuntivi, p.es.possibilita’ di definizione utente di un percorso virtuale
  • Lo stabilimento di connessioni per i percorsi virtuali e per i canali virtuali e’ indipendente.

Gestione del traffico

Come detto ATM deve supportare varie tipologie di traffico anche molto diverse tra loro e per questo deve essere in grado di gestirle abilmente ed in maniera flessibile.

A tal fine all’inizio della connessione, cioè nella fase di impostazione/costruzione della stessa, viene contrattata l’esatta modalità di trasporto per la particolare tipologia di traffico richiesta dall’utente attraverso un Contratto di Traffico che specifica i parametri di traffico (traffic descriptor) e quelli di qualità di servizio richiesti e che la rete stessa, una volta accettata la richiesta di servizio, dovrà garantire.

In particolare tra i parametri di traffico figurano la banda di picco, la banda media e la banda minima della comunicazione da garantire, la lunghezza massima di un burst di pacchetti e la massima variazione di ritardo tollerata mentre i parametri di QoS sono il massimo ritardo di trasferimento, la variazione del ritardo agli estremi, il massimo tasso di perdita consentito.

Parallelamente per essere certi di poter supportare le richieste degli utenti sulle varie tipologie di traffico da servire, la rete ATM implementa il meccanismo cosiddetto di Call Admission Control cioè, dopo aver registrato all’atto dell’instaurazione della connessione attraverso il Contratto di Traffico le richieste di parametro di traffico, verifica successivamente la disponibilità delle risorse necessarie nei nodi interni di transito per soddisfare le richieste di servizio per poi eventualmente assegnarle permanentemente, per l’intera durata della connessione, all’utente soddisfando le sue richieste. Questo stesso meccanismo di controllo di ammissione di chiamata limita gli effetti di ritrasmissione che l’eventuale congestione di rete dovuta alla perdita di pacchetti non trasferibili produrrebbe.

A livello hardware per gestire diverse tipologie di traffico (es. CBR e VBR real-time e non) ATM utilizza un’architettura di ricezione a più buffer di ricezione nei nodi interni: nel caso di traffico di sorgenti real-time i buffer sono più piccoli rispetto a quelli destinati a celle non real-time per evitare eccessivi ritardi di accodamento e con uno scheduler che decide la priorità di trasmissione sul traffico offerto in ingresso a favore del traffico real-time.

Tipologie di traffico

Le tipologie di traffico supportate sono:

  • CBR (Costant Bit Rate), le sorgenti emettono a bit-rate costante come nel caso della fonia;
  • VBR (Variable Bit Rate), le sorgenti emettono a velocità variabie nel tempo (es. dati audio-video e traffico Internet)
  • Ciascuna delle precedenti tipologie di sorgenti può essere di tipo real-time o non real-time e ciascuna prevede differenti parametri di qualità di servizio da garantire.
  • UBR (Unspecified Bit Rate), le sorgenti possono emettere a velocità variabile fino ad un valore massimo consentito dalla rete;
  • ABR (Avaliable Bit Rate), le sorgenti possono emettere ad un tasso di emissione massimo disponibile in un certo istante di tempo della rete (best effort) in base alla congestione di rete implementando un meccanismo di controllo di trasmissione tra i nodi interni basato su un feedback tramite il quale i nodi comunicano il massimo traffico ricevibile e di conseguenza il massimo traffico che i terminali possono trasmettere. È dunque una funzionalità simile a quella offerta da TCP nel rispettivo controllo della congestione, in realtà anche migliore perché implementata a livello di rete nei nodi di rete stessi (hop by hop) e non da estremo a estremo (end to end) e di tipo preventivo cioè innescata prima dell’evento di perdita di pacchetto e non dopo come avviene invece in TCP. È dunque un meccanismo estremamente utile per aumentare l’efficienza di utilizzazione della rete fino al limite consentito cioè senza incorrere in congestione.
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Mario Monti

Posted on 4th dicembre 2011 in Enciclopedia

Mario Monti (Varese, 19 marzo 1943) è un economista, accademico e politico italiano. È Senatore a vita dal 9 novembre 2011, e dal successivo 16 novembre Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana, al suo primo incarico, e Ministro dell’Economia e delle Finanze dello stesso governo.

Biografia

Nato il 19 marzo del 1943 a Varese, dal 1995 al 1999 è stato Membro della Commissione europea, responsabile di mercato interno, servizi finanziari e integrazione finanziaria, dogane e questioni fiscali.

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Mario Monti

Nel 1965 si laurea in Economia presso l’Università Bocconi di Milano, dove per quattro anni fa l’assistente, fino ad ottenere la cattedra di professore ordinario presso l’Università di Trento. Nel 1970 si trasferisce all’Università di Torino, che lascia per diventare, nel 1985, professore di Economia politica e direttore dell’Istituto di economia politica presso l’Università Bocconi.

Sempre della Bocconi assume la presidenza, nel 1994, dopo la morte di Giovanni Spadolini.

Oltre alle numerose cariche in organi di gestione di aziende private (i consigli di amministrazione di società quali Fiat, Generali, Comit, di cui è stato vicepresidente dal 1988 al ’90), Monti ha ricoperto ruoli di rilievo in diverse commissioni governative e parlamentari. In particolare, è stato relatore, per incarico di Paolo Baffi, della commissione sulla difesa del risparmio finanziario dall’ inflazione (1981), presidente della commissione sul sistema creditizio e finanziario (1981-1982), membro della Commissione Sarcinelli (1986-1987) e del Comitato Spaventa sul debito pubblico (1988-1989).

Nel 1995 diventa membro della Commissione europea di Santer, assumendo l’incarico di responsabile di mercato interno, servizi finanziari e integrazione finanziaria, dogane e questioni fiscali. Dal ’99 è commissario europeo per la concorrenza.

Editorialista del Corriere della Sera, Monti è autore di numerose pubblicazioni, specie su temi di economia monetaria e finanziaria, tra cui: “Problemi di economia monetaria” risalente al lontano 1969, “Il sistema creditizio e finanziario italiano” del 1982 e “Autonomia della Banca centrale, inflazione e disavanzo pubblico: osservazioni sulla teoria e sul caso italiano” pubblicato nel più recente 1991.

Anche sul piano internazionale Monti ha partecipato e partecipa ad attività di consulenza ad autorità di politica economica, tra cui il Macroeconomic Policy Group, istituito dalla Commissione della Cee presso il Ceps (Centre for European Policy Studies), l’Aspen Institute e la Suerf (Societe Universitaire Europeenne de RechercheursFinanciers.

Presidente dell’Università Bocconi dal 1994, Monti è stato Commissario europeo per il Mercato Interno tra il 1995 e il 1999 nella Commissione Santer; sotto la Commissione Prodi ha rivestito il ruolo di Commissario europeo per la Concorrenza fino al 2004.

Idee politiche

In economia Monti sostiene il mercato, le liberalizzazioni e il rigore dei conti pubblici.

Si è espresso a favore delle riforme portate avanti, nei rispettivi campi, dal Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini e dall’amministratore delegato di FIAT Sergio Marchionne. Di Silvio Berlusconi ha criticato il magnetismo comunicativo con cui è riuscito ad alimentare, in moltissimi italiani, un sogno sul presente.

Il 15 settembre 2010 Monti ha dato il suo appoggio all’iniziativa del gruppo Spinelli, fondato per rinvigorire la spinta federalista nell’Unione Europea. Assieme a lui, hanno dichiarato il proprio supporto Jacques Delors, Daniel Cohn-Bendit, Guy Verhofstadt, Andrew Duff, Elmar Brok.

E’ l’attuale Presidente del Consiglio del Governo tecnico che ha succeduto il Governo Berlusconi.

Le prime dichiarazioni di Monti da nuovo Presidente del Consiglio

“Il tentativo che ci proponiamo di compiere, e chi vi chiedo di sostenere, e’ difficilissimo, se no ho il sospetto che non mi troverei qui oggi”

Niente poteri forti o “di superpotenze tipo Stati Uniti o Ue, su questo permettetemi di rassicurarvi totalmente. Totalmente”. Lo dice il presidente del Consiglio Mario Monti che nella replica al Senato per la dichiarazione di fiducia risponde a chi lo ha dipinto come un uomo dei poteri forti.

Opere

  • Problemi di economia monetaria, a cura di, Milano, Etas Kompass, 1969.
  • Gli obiettivi delle banche, i tassi di interesse e la politica monetaria, Milano, Tamburini, 1970.
  • Analisi degli effetti monetari e finanziari delle politiche di bilancio regionale e locali. Un rapporto metodologico, Milano, Tamburini, 1974.
  • Per un’analisi mensile della politica monetaria e finanziaria italiana, Milano, O. Capriolo, 1974.
  • Ricerca sul sistema creditizio, I, Quadro generale, con Tommaso Padoa-Schioppa, Roma, Ente per gli studi monetari, bancari e finanziari Luigi Einaudi, 1976.
  • Che cosa si produce come e per chi. Manuale italiano di microeconomia, con Onorato Castellino, Mario Deaglio, Elsa Fornero, Sergio Ricossa, Giorgio Rota, Torino, Giappichelli, 1978.
  • Il sistema creditizio e finanziario italiano. Relazione della Commissione di studio istituita dal Ministro del tesoro, Roma, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, 1982.
  • L’Italia e la Repubblica federale di Germania in cammino verso l’unione economica e monetaria europea, con Franco Bruni, Milano, Centro di economia monetaria e finanziaria, Universita commerciale Luigi Bocconi, 1989.
  • Autonomia della Banca centrale, inflazione e disavanzo pubblico: osservazioni sulla teoria e sul caso italiano, con Franco Bruni, in Mario Arcelli (a cura di), Il ruolo della banca centrale nella politica economica, Bologna, Il Mulino, 1992. ISBN 88-15-03754-3.
  • Il governo dell’economia e della moneta. Contributi per un’Italia europea, 1970-1992, Milano, Longanesi, 1992. ISBN 88-304-1099-3.
  • Il mercato unico e l’Europa di domani. Rapporto della Commissione europea, presentato da, Milano, Il Sole-24 Ore libri, 1997. ISBN 88-7187-815-9.
  • Intervista sull’Italia in Europa, Roma-Bari, Laterza, 1998. ISBN 88-420-5090-3.

Introduzioni, prefazioni, presentazioni

  • Introduzione a Luigi Einaudi, Il mestiere della moneta, Torino, UTET libreria-Ed. di banche e banchieri, 1990. ISBN 88-7750-045-X.
  • Prefazione con Paolo Mieli a Spadolini a Milano. Il Corriere della Sera e la Bocconi. Articoli e discorsi, 1968-1994, Milano, Rizzoli, 1995. ISBN 88-17-84435-7.
  • Postfazione a Enrique Barón Crespo, L’Europa all’alba del terzo millennio, Venezia, Marsilio, 1997. ISBN 88-317-6623-6.
  • Prefazione a Vincenzo Visco, Il fisco giusto. Una riforma per l’Italia europea, Milano, Il Sole-24 Ore, 2000. ISBN 88-8363-058-0.
  • Prefazione a Alberto Alesina, Senso non comune. L’economia oltre i pregiudizi, Milano, EGEA, 2002. ISBN 88-8350-019-9.
  • Prefazione a Marzio Achille Romani (a cura di), Luigi Einaudi-Luigi Albertini. Lettere (1908-1925), Milano. Fondazione Corriere della Sera, 2007.
  • Presentazione con Franco Bassanini di Commission pour la libération de la croissance française présidée par Jacques Attali, Liberare la crescita. 300 decisioni per cambiare la Francia, Milano, Università Bocconi-Rizzoli, 2008. ISBN 978-88-8350-132-6.
  • Prefazione a Kishore Mahbubani, Nuovo emisfero asiatico. L’irresistibile ascesa dell’Est, Milano, EGEA-Università Bocconi, 2011. ISBN 978-88-8350-156-2.

Collegamenti esterni

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Si vince tutto

Posted on 4th dicembre 2011 in Enciclopedia

Il meccanismo del nuovo concorso prevede che si giochi una schedina da 5 euro scegliendo i numeri come se si stesse giocano al Superenalotto classico.

Come funziona

L’estrazione del 27 Aprile 2011 sera ha premiato il vincitore distribuendo in maniera equa il montepremi. Infatti il 50% va ai 6 e il rimanente 50% viene distribuito tra i 5, i 4 e i 3. Durante la serata di ieri erano in palio ben 24,3 milioni euro e sono state 38.433 le vincite totali.

si vince tutto superenalotto 30 settembre Si vince tutto

Lo schema della nuova schedina del Si Vince Tutto

Ben 11 persone hanno centrato il 5 vincendo 750.000 euro a testa. I 5 sono stati divisi così: 3 vincite realizzate grazie alla bacheca dei sistemi di Sisal; 1 vincita a Genova; 1 vincita a Montichiari, Brescia; 1 vincita a Buccinasco, Milano; 1 vincita a Bologna; 1 vincita a Barcellona Pozzo di Gotto, Messina; 1 vincita a Bagheria, Palermo; 1 vincita ad Ancona; 1 vincita a Mugnano di Napoli, Napoli.

Il sistema prevede estrazioni future con una più equa ripartizione del premio

Due calcoli

Giocando una schedina al SuperEnalotto le probabilità di indovinare un solo numero è di circa il 40% ma come sapete non si vince nulla se non la soddisfazione di aver preso almeno un numero.
La probabilità di fare 3 al superenalotto è dello 0.31% e facendo due calcoli in media si riesce a guadagnare circa 10 euro una minuscola consolazione.

Per sperare di vincere un po di più con un 3 bisogna spettare che il jeckpot salga e che i vincitori dei tre siano pochi, ma in ogni caso la vincita sarebbe veramente ancora troppo piccina, non potendo far altro e non potendo aumentare i premi inferiori per motivi legati al montepremi che non salirebbe a cifre stratosferiche (che attirare attenzione dei giocatori anche quelli meno propensi al gioco), la Sisal ha avuto il colpo di genio per accontentare tutti.

L’idea geniale è “Si Vince Tutto” che ad ogni giocata mette in palio l’intero montepremi accumulato fino ad allora e lo suddivide per tutte le vincite che siano 3 4 o 5. Il meccanismo è semplice.
Si va in ricevitoria e al costo di 5 € si giocano 6 numeri (1 sola colonna) e si aspetta l’estrazione. Qualora non ci fosse stato alcun 6 il jackpot totale sarà suddiviso in proporzione tra i 3 i 4 e i 5 cosi da premiare con qualche cosa di premiare in quel caso con una cifra più congrua anche chi ha fatto 3.

Ovviamente il motepremi indicato come esempio accanto alle vincite è da dividere per il numero totale di 3 fatti in quella estrazione.

Se vi state chiedendo dove la Sisal guadagna da questo atto di generosità basta guardare il costo della schedina 6 numeri 5 € invece di 0.50 centesimi della schedina normale, ma in fondo provare una tantum potrebbe regalarci un sorriso anche con un 3.

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Pitagora

Posted on 3rd dicembre 2011 in Enciclopedia

Pitagora (Samo, c. 575 a.C. – Metaponto, c. 495 a.C.) è stato un matematico, legislatore e filosofo greco antico secondo quanto tramandato dalla tradizione.

La figura storica di Pitagora, messa in discussione da diversi studiosi, si mescola alla leggenda narrata nelle numerose Vite di Pitagora, composte nel periodo del tardo neoplatonismo e del neopitagorismo dove il filosofo viene presentato come figlio del dio Apollo.

Secondo la leggenda, il nome stesso di Pitagora risalirebbe etimologicamente ad una parola che trova il suo significato in “annunciatore del Pizio”, e cioè di Apollo. Si riteneva infatti che egli, autore di miracoli e profeta, guaritore e mago, fosse figlio del dio stesso.320 443x600 Pitagora

Figura

È quasi impossibile distinguere, nell’insieme di dottrine e frammenti a noi pervenuti, non solo ciò che sicuramente appartiene al pensiero di Pitagora ma neppure, nonostante i tentativi di John Burnet, di separare il pensiero del primo pitagorismo da quello successivo.
Anche Aristotele, che possiamo considerare il primo storico della filosofia, nella difficoltà evidente di identificare la dottrina del maestro, parla genericamente de «i cosiddetti pitagorici».

Pitagorici

I Pitagorici sono ritenuti i creatori della matematica come scienza: essi consideravano il numero come l’essenza delle cose. Se le cose sono fatte di numeri, il mondo è una sorta di ordine misurabile.

L’uno è il parimpari ed è indivisibile (non esiste ancora lo zero); il numero dieci rappresenta la perfezione ed è rappresentato dalla figura della Tetratide (un triangolo con il lato di quattro punti). Vi è insomma un simbolismo legato ai numeri. I Pitagorici affermano la sfericità della Terra e dei corpi celesti.

Al centro dell’universo c’è un fuoco che ordina e plasma la materia circostante, dando origine al mondo. Intorno a questo fuoco si muovono, da occidente a oriente, dieci corpi celesti: il cielo delle stelle fisse, i cinque pianeti (Saturno, Giove, Marte, Mercurio, Venere), il Sole, la Luna, la Terra e l’anti-Terra (ammessa per completare fino a dieci).

Si ricordi che con Aristarco di Samo (3° sec. a.C.), filosofo peripatetico, l’ipotesi pitagorica fu modificata mettendo al posto del fuoco, come centro dell’universo, il Sole, anticipando Copernico. I discepoli di Pitagora erano divisi in due gruppi: vi erano quelli appena entrati, gli acusmatici, che ascoltavano le dottrine; e vi erano quelli già iniziati ai misteri, chiamati matematici.

Teorema di Pitagora

Il teorema di Pitagora è un teorema della geometria euclidea che stabilisce una relazione fondamentale tra i lati di un triangolo rettangolo ed è una versione limitata ad essi del Teorema di Carnot.

In ogni triangolo rettangolo la somma dei quadrati costruiti sui cateti e’ equivalente al quadrato costruito sull’ipotenusa

Pensiero Filosofico

Pochi sono gli elementi certi della dottrina pitagorica, tra questi quello della metempsicosi su cui tutte le fonti sono concordi e tra le prime Senofane che la critica aspramente.
Derivato dall’orfismo, nella dottrina pitagorica vi è dunque un sicuro aspetto religioso, il quale sosteneva la trasmigrazione delle anime che, per una colpa originaria, erano costrette, come espiazione, ad incarnarsi in corpi umani o bestiali sino alla finale purificazione (catarsi).

La novità del pensiero di Pitagora rispetto all’orfismo è rappresentato dalla considerazione della scienza come strumento di purificazione nel senso che l’ignoranza è ritenuta una colpa da cui ci si libera con il sapere. Questa particolarità della dottrina è ritenuta dagli studiosi sicuramente appartenente a Pitagora che viene tradizionalmente definito, a partire da Eraclito, come polymathés (erudito). In che consistesse la sua erudizione però mancano notizie certe.

Si sa che nella sua scuola vigeva una distinzione tra i discepoli: vi erano gli acusmatici, gli ascoltatori obbligati a seguire le lezioni in silenzio e i mathematici che potevano interloquire con il maestro e ai quali erano rivelate le parti più profonde della scienza.
Da questa distinzione, dopo la morte di Pitagora ne seguì una contesa tra le due fazioni di discepoli che si attribuivano l’eredità filosofica del maestro.

È quasi certo che l’insegnamento (màthema) pitagorico avesse un aspetto mistico-religioso consistente in un addottrinamento dogmatico, secondo il noto motto della scuola “αὐτὸς ἔφα” o “ipse dixit” (lo ha detto lui), e un contenuto che molto probabilmente riguardava gli opposti ed i numeri (in quanto principi cosmologici), da intendersi però, come hanno osservato vari autori, tra cui Edouard Schuré e René Guénon, in un senso non solo quantitativo, ma anche qualitativo e simbolico.
Riguardo alle elaborazioni scientifiche attribuite a Pitagora, gli storici della filosofia non sono in grado di averne certezza.

Le dottrine astronomiche sono sicuramente state elaborate dai suoi discepoli nella seconda metà del V secolo a.C.
Il teorema, per cui il filosofo è famoso, era già noto agli antichi Babilonesi ma alcune testimonianze, tra cui Proclo riferiscono che Pitagora ne avrebbe intuito la validità mentre si deve a lui avere indicato come sostanza primigenia (archè) l’armonia determinata dal rapporto tra i numeri e gli accordi musicali.

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Monete antiche

Posted on 2nd dicembre 2011 in Enciclopedia

L’uso della moneta arrivò più tardi a Roma rispetto al resto del Mediterraneo, dove si era assistito all’introduzione di monete antiche in elettro (lega naturale di argento ed oro) in Lidia in Asia Minore attorno al 600 a.C., conoscendo poi una rapida diffusione dell’uso della monetazione nella vicina Grecia.

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Monete antiche

Introduzione

Prima dell’introduzione di monete antiche da parte le popolazioni dell’Italia centrale, il commercio si basava sul baratto, utilizzando come mezzo di scambio il bestiame (pecus), dal quale deriva la parola latina pecunia utilizzata successivamente per indicare il denaro.

La prima alternativa al baratto fu lo scambio di metallo valutato a peso; la disponibilità di risorse naturali (principalmente rame e stagno, con il minerale di argento relativamente scarso) fece prevalere l’uso di leghe in bronzo sottoforma di blocchi fusi di forma irregolare, dimensioni variabili e senza nessun segno distintivo che li caratterizzassero.

Dal nome latino del “rame” o “bronzo” (aes) deriva l’indicazione di aes rude (“bronzo grezzo, non lavorato“) di questa forma di pre-moneta, nome poi utilizzato anche per l’asse, la prima moneta romana.

Tecnicamente, infatti, l’aes rude non può essere ancora considerata una moneta dato che manca un peso (e quindi un valore) predefinito e segni che ne identifichino il valore dell’oggetto e l’autorità emittente che ne garantisce le caratteristiche.

Monete romane antiche

Le monete romane sono un ottimo investimento in quanto rispetto al passato si possono trovare a prezzi notevolmente inferiori. Le cause sono imputabili ad una maggiore offerta di monete romane provenienti dai Paesi dell’Est Europeo nonchè al miglioramento delle tecnologie impiegate per la ricerca nel sottosuolo tra cui i metal detector ed i georadar.

La Jugoslavia è stata negli anni della guerra uno dei maggiori esportatori di monete romane da collezione in quanto venivano contrabbandate con facilità, complice la mancanza e l’applicazione di una legislazione che salvaguardasse il patrimonio archeologico.

Ancora oggi esistono in molti Paesi dell’Est squadre di lavoratori che sondano il terreno alla ricerca di monete antiche da collezione che poi vengono vendute dagli stessi ad un prezzo inferiore al loro effettivo valore in quanto non ne conoscono l’ investimento.

Tuttavia il valore delle monete antiche da collezione è destinato ad aumentare perchè sono sempre di più gli appassionati che collezionano le monete romane da investimento. Le scorte dei Paesi dell’Est secondo gli archeologi e gli esperti sono destinate ad esaurirsi nei prossimi anni, con conseguente aumento della domanda e minore introduzione delle stesse nel mercato.

Le monete romane da pulire hanno indubbiamente un gran fascino, si presentano spesso coperte da uno strato di sporco che nasconde almeno in parte i particolari e ne impedisce il riconoscimento. Del resto bisogna tenere conto che queste monete antiche hanno tra i 1.500 e 2.000 anni di età. I vantaggi che ne derivano dall’acquisto sono diversi, tra i quali spiccano:

  • un ottimo investimento a fronte di una spesa iniziale irrisoria, tra le monete sporche non è impossibile trovarne di argento o se si è davvero fortunati d’oro. Bisogna tenere conto che la maggior parte sono di bronzo e di piccolo diametro compreso tra 10 e 25 mm, più rare sono invece quelle di diametro superiore ai 30 mm.
  • il piacere della scoperta, esistono migliaia tipi di monete romane, tutti gli imperatori coniavano monete per esaltare le proprie gesta, non si sa cosa si può nascondere sotto lo strato di sporco ed è facile trovare monete romane di valore perchè molto rare anche tra quelle di bronzo.
  • un arricchimento culturale e storico, dopo aver pulito le monete romane, si provvede alla catalogazione, quindi bisogna capire a quale imperatore o periodo appartiene, che cosa raffigura, dove è stata coniata e per quale occasione. Ogni moneta ci insegna un pezzo di storia.
  • un hobby divertente, pulire le monete antiche richiede una buona dose di pazienza e manualità, è un hobby divertente richiede studio e sacrifici, ma oltre che essere interessante è anche remunerativo.

Magistrati monetari

Nell’ultimo periodo dell’era repubblicana inizia l’utilizzo delle monete come strumento di comunicazione tramite le iscrizioni e le immagini in esse riportate. In particolare i Magistrati Monetari, che avevano la responsabilità di definire le caratteristiche delle monete coniate, iniziarono ad utilizzare le monete come strumento di propaganda politica, celebrando inizialmente l’origine della propria famiglia (gens) per poi utilizzare riferimenti storici sempre più vicini a se stessi; questa fase si concluse con Giulio Cesare, con il quale iniziò la rappresentazione personale del reggente il governo di Roma.

I magistrati monetari facevano parte dei Vigintisexviri, che era un collegio di magistrati minori della Repubblica Romana. Il nome significa Ventisei uomini dato che la sua composizione era costituita da:

  • triumviri capitales, che aiutavano il pretore nelle cause panali;
  • triumviri monetales, preposti al funzionamento ed al controllo della zecca;
  • quatuorviri viarum curandarum, per la manutenzione delle strade all’interno della città di Roma;
  • curatores viarum, consistenti in due magistrati che curavano le strade fuori dell’urbe;
  • decemviri stlitibus iudicandis, che collaboravano con il pretore nelle cause civili;
  • praefecti, consistenti in quattro magistrati inviati in Campania per amministrarvi la giustizia.

Augusto abolì i due curatores viarum ed i quattro prefetti Campani, trasformando il collegio dei vigintisexviri nel vigintiviri (venti uomini).

Il vigintisexvirato era particolarmente importante per i figli dei Senatori, dato che costituiva lo strumento per iniziare la carriera politica, in quanto una condizione necessaria per accedere al cursus honorum era l’aver precedentemente rivestito le cariche di minore responsabilità in questo consiglio.

I triumviri monetari (“tresviri monetales“), in particolare, curavano la regolarità nella emissione delle monete, controllandone il peso e la lega. La denominazione ufficiale era Tresviri auro argento aere flando feriundo (IIIvir AAAFF), cioè triumviri monetari per fondere (flando) e battere (feriundo) bronzo (aere), argento ed oro (auro).

Questa carica, creata nel 289 a.C. e che durò fino alla metà del III secolo d.C., prevedeva inizialmente solo tre magistrati, ma il loro numero fu portato a quattro da Giulio Cesare verso la fine delle repubblica.

Il nome “monetario” deriva dalla sede della zecca di Roma, che si trovava nel Campidoglio vicino al tempio di Giunone Moneta. Questo tempio sorgeva sul luogo da cui era partito l’allarme riportato da Livio da parte delle oche (animale sacro alla dea) che aveva sventato l’assalto notturno dei Galli nel 390 a. C., salvando la città. A ricordo di questo episodio era stato costruito un tempio a Giunone detta “Moneta“, cioè “colei che avverte”.

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