Il Capitale Sociale o capitale di rischio è il capitale contribuito alla società da parte degli azionisti. Il capitale è indicativo delle risorse cui l’azienda può contare da parte dei propri azionisti.
Nella fase di costituzione della società tale capitale sociale può essere identificato col patrimonio sociale (il patrimonio sociale è inteso quale rapporto tra le attività e le passività della società).
Durante la vita della società, normalmente, tali parametri tendono a divergere in maniera più o meno sensibile.
Nelle società di capitali, è la legge stessa a determinare l’ammontare minimo di capitale sociale che i soci devono obbligatoriamente sottoscrivere e ciò in virtù della limitata responsabilità dei soci stessi per le obbligazioni contratte dalla società; i creditori della stessa, infatti, non potranno aggredire il patrimonio dei singoli soci, tranne che nella società in accomandita per azioni.
Alcune argomentazioni
Questa considerazione ci porta a analizzare i rapporti tra capitale sociale e patrimonio sociale, situazione che tendenzialmente vale per tutti i tipi di società.
| il patrimonio sociale è l’insieme dei rapporti giuridici attivi e passivi che fanno capo alla società; concettualmente non è diverso dal patrimonio di una persona fisica poiché anche qui nel patrimonio rientrano solo quei rapporti giuridici valutabili economicamente; la differenza sta nel fatto che titolare del patrimonio è una società e non una persona fisica |
Come per una persona fisica, cosi per la società è necessario verificare se l’attivo è superiore al passivo;
| il patrimonio netto è quindi la differenza positiva tra attività e passività |
Se quindi la società ha debiti per 100 e beni (crediti, denaro, macchine etc.) per 250, avrà un patrimonio netto di 150, e questo varrà anche per una persona fisica; per entrambi il patrimonio (netto) costituisce la garanzia per l’adempimento delle loro obbligazioni ex art. 2740 c.c. garanzia che a volte può essere esclusiva, come per la S.p.a e a volte principale, come per la s.n.c.
Il parallelismo tra società e persone fisiche, però, si ferma qui.
Nelle società, infatti, esiste un importante punto di riferimento per soci e creditori, il capitale sociale.
| il capitale sociale rappresenta il valore in denaro di tutti i conferimenti che i soci hanno effettuato (o che si sono impegnati a effettuare) alla società ed è un valore che deve rimanere immutato per tutta la durata della società almeno sino a quando gli stessi soci non intendano modificarlo |
Si parla, in proposito, di capitale sociale nominale per indicare tale valore;
- se i soci si sono impegnati a versare i conferimenti si parla di capitale sottoscritto;
- se invece hanno effettuato i conferimenti si parla di capitale versato.
Possiamo dire che indica il valore al di sotto del quale il patrimonio netto della società non può scendere; in altre parole si vuole che la società abbia sempre una parte del suo patrimonio in attivo, e ciò per garantire i creditori che saranno sicuri di poter sempre contare su un patrimonio della società che è almeno pari al capitale sociale nominale. Per questo motivo il valore del capitale sociale è posto nella redazione del bilancio al passivo e non all’attivo, proprio perché rappresenta quella parte di patrimonio netto non distribuibile ai soci.
In via esemplificativa possiamo affermare che la società distribuirà utili solo se il patrimonio netto sarà superiore al capitale sociale ( es. attivo 400, passivo 100 = 300 patrimonio netto – capitale sociale pari a 150, totale passivo 250, utili distribuibili pari a 400- 250= 150);
Nel nostro esempio abbiamo immaginato che la società operi per un solo periodo di tempo, ma è chiaro che i soci non possono aspettare che vengano distribuiti gli utili solo quando la società avrà cessato la sua attività;
per questo motivo si è soliti dividere la durata della società in periodi fissi di tempo ( di solito coincidenti con l’anno solare), e ogni periodo di tempo è detto “esercizio”, e in relazione a ogni esercizio si distribuiranno ( se si sono prodotti ) gli utili, detti, appunto, utili di esercizio, oppure, perdite di esercizio, se il valore provvisorio del patrimonio sociale è minore rispetto al capitale sociale.
È bene chiarire che il valore del capitale sociale non deve essere mantenuto solo all’inizio della vita della società, ma anche successivamente; se quindi il patrimonio (netto) scende al di sotto del capitale sociale non solo non vi sarà distribuzione di utili, ma i soci saranno obbligati a aumentare il patrimonio sociale sino a renderlo equivalente al capitale sociale.
Modalità di conferimento
I beni conferiti e i crediti devono essere stimati da un perito e conferiti obbligatoriamente al 100% al momento della sottoscrizione del capitale (art. 2343 del codice civile).
Per i conferimenti in denaro deve essere fatto un versamento pari al 25% dell’ammontare al momento della sottoscrizione, mentre i conferimenti in natura non possono che essere liberati in unica soluzione.
Unica eccezione il caso di società di capitali uni-personale, dove anche il conferimento di denaro deve essere fatto al 100% al momento della sottoscrizione. Nella società per azioni non possono essere fatti i conferimenti di prestazione d’opera, possibili nelle società di persone e, dal 2003, nella S.r.l. (art. 2345 c.c.)
Relazione giurata
I beni conferiti, diversi da conferimenti in denaro, devono essere accompagnati da una relazione giurata. Il tribunale nomina un esperto che ha il compito di sottoscrivere tale relazione.
La relazione giurata contiene la descrizione del bene, dei criteri seguiti per la perizia, l’attestazione che il valore del bene è almeno pari a quello attribuito ai fini della determinazione del capitale sociale e del sopraprezzo.
Utilità della perizia
La perizia serve a tutela di tutti portatori di interesse nei confronti dell’impresa, a garantire l’attendibilità dei bilanci societari, vale a dire che il valore nominale iscritto come capitale sociale non sia superiore al valore reale dei conferimenti.
Il padre può usufruire del diritto al congedo di paternità per tutta la durata dell’astensione obbligatoria (5 mesi), ad esempio in caso di nascita prematura del bambino, o soltanto sulla parte residua dell’astensione obbligatoria non goduta dalla madre.
Secondo l’agenzia americana la Grecia non sarà in grado di adempiere integralmente i propri creditori privati. Lo scambio di obbligazioni alla scadenza con nuovi titoli “indica che i creditori privati registreranno delle perdite” fa sapere Moody’s tramite una nota pubblicata.

La differenza tra i due sistemi è piuttosto semplice; il sistema “di cassa” contempla che l’azienda sia tenuta a registrare solo le entrate effettive e le spese realmente sostenute, mentre il criterio di “competenza” prevede sia tenuta a registrare le entrate e le uscite quando queste siano maturate, essendo irrilevante che la percezione o l’erogazione sia realmente avvenuta.
Un confronto puramente quantitativo tra misure del cuneo fiscale tra differenti paesi o periodi ha poco significato se non è accompagnato da un’analisi qualitativa dei risultati ottenuti con la spesa pubblica finanziata dal gettito fiscale del cuneo stesso. Non esiste una quantità ideale di cuneo fiscale; il cuneo fiscale presente in ciascun paese è dovuto allo schema impositivo in vigore in quel paese, che a sua volta dipende da una serie di accadimenti politici e storici.
La Direttiva 85/577/CEE del Consiglio del 20 dicembre 1985 per la tutela dei consumatori in caso di contratti negoziati fuori dei locali commerciali, ha introdotto il diritto di recesso entro un termine minimo di sette giorni, ed è stata recepita dall’ordinamento italiano.