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Assento

Posted on 28th febbraio 2012 in Dizionario, Enciclopedia

Nel periodo della dominazione spagnola, sorta di contratto stipulato fra uno Stato e un privato o una compagnia di privati che s’impegnavano, dietro compenso, a tener pronto permanentemente un certo numero di navi per scopi bellici. Se ne valsero vari Stati italiani nel periodo dal 15° al 18° secolo. Alla fine del 17° sec. cominciò a diffondersi anche l’affitto dell’a., specie di subappalto.

Il contratto di assento veniva stipulato da quegli Stati che, non potendo permettersi una flotta propria, noleggiavano navi da armatori privati, i quali le armavano, le comandavano ed eseguivano con esse azioni per lo più belliche, in nome e per conto di chi le aveva noleggiate.

Il contratto di assento, perciò, corrispondeva in marina a quello (detto assoldo) delle truppe mercenarie in terraferma.

Il termine assento deriva dallo spagnolo asiento, con significato di “arruolamento”, ed è un termine marinaresco in uso nelle marinerie militari nei secoli XVI e XVII; il termine è talvolta usato anche per altre forze armate, nel senso più diretto di arruolamento.

 

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Arret

Posted on 28th febbraio 2012 in Dizionario, Enciclopedia

L’Arrêt Blanco è una sentenza del Tribunale dei Conflitti francese dell’8 febbraio 1873. Essa è considerata una delle pietre miliari del diritto amministrativo moderno. Sentenza dei parlamenti francesi nel Medioevo e in età moderna.

Una bambina di cinque anni e mezzo, Agnes Blanco, nella strada che separa due magazzini dello stabilimento di Bacalan dell’azienda dei tabacchi in Bordeaux, finisce sotto un carro delle relative manifatture e, a seguito del ribaltamento dello stesso, subirà l’amputazione di una gamba. Il padre della bambina inizia, dinanzi al Tribunale civile di Bordeaux, una causa contro i quattro operai, dipendenti del servizio pubblico, che conducevano il carico, ma cita in solido anche lo Stato francese, come civilmente responsabile dell’imprudenza dei suoi dipendenti, allo scopo di ottenere il riconoscimento della responsabilité pour faute ed il conseguente risarcimento del danno subito dalla bambina, per un ammontare di quarantamila franchi.

Il prefetto della Gironda, nella veste di rappresentante dello Stato, declina la competenza del Tribunale civile di Bordeaux. Viene sollevato un conflitto di giurisdizione (arrêté de conflit), e la questione è rimessa dinanzi al «Tribunal des conflits».

 

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Armosta

Posted on 28th febbraio 2012 in Enciclopedia

Nome di magistrati greci noti particolarmente a Sparta, dove erano i capi dei presidi disposti nelle zone abitate dai perieci. Il nome era anche dato ai comandanti delle guarnigioni che, dopo la caduta dell’impero ateniese (404 a.C.), Sparta impose alle città vinte o passate dalla sua parte. In queste città gli a. governavano insieme a collegi di dieci membri (δεκαρχίαι) espressi dai partiti oligarchici al potere.

La prima menzione degli armosti risale al 421 a.C. allorché venne insediata una guarnigione spartana ad Amfipoli e nelle città della Tracia che erano state sottomesse da Brasida; fino ad allora non erano state mai insediate delle guarnigioni spartane permanenti. Sembra tuttavia che l’uso del termine “armosta” sia più antico, e riguardasse inizialmente i magistrati spartani inviati nelle città dei perieci per assicurare la sottomissione di costoro a Sparta. Scomparvero dopo la sconfitta spartana a Leuttra che pose fine all’egemonia di Sparta nella Grecia antica e avviò quella di Tebe (371 a.C.).

Gli armosti erano designati dal re o dagli efori; in certi casi erano scelti probabilmente dall’assemblea (l’Apella); disponevano di pieni poteri e rispondevano del loro operato solamente agli efori. Nelle città controllate, per governare gli armosti si appoggiarono al partito favorevole a Sparta o governi oligarchici (per es., ad Atene, sostennero i Trenta tiranni). Dagli elementi locali venivano poi scelti dieci membri per costituire un collegio detto “decarchia”. Non si sa la durata della carica; nel caso di Cerigo gli armosti rimasero in carica un anno.

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Arimanno

Posted on 28th febbraio 2012 in Dizionario, Enciclopedia

Nome dato dai Longobardi ai guerrieri accantonati in guarnigioni stabili e direttamente dipendenti dal re: avevano terre, concesse loro ereditariamente ma inalienabili. Spesso intervenivano nei giudizi, come i ‘liberi’ per eccellenza, cui era attribuita la funzione di proporre la sentenza.

Per arimanno (dal germanico heer - esercito mann - uomo) si intendeva ogni maschio adulto libero nelle antiche tribù germaniche. Il termine, etimologicamente, significherebbe “uomo in armi” e ciò testimonia il fatto che nelle antiche società germaniche libertà e diritto-dovere di portare le armi fossero due cose strettamente collegate. Quei popoli, infatti, dediti principalmente al saccheggio e in prevalenza non stanziali, vedevano la guerra come un elemento aggregante del gruppo, un’attività che doveva riguardare tutti i membri a pieno titolo, senza esclusione alcuna. Chi non poteva portare le armi (come le donne e i bambini), dunque, non aveva il diritto di godere della stessa dignità altrui.

L’arimanno copriva un gradino intermedio nella società germanica: sopra di lui c’era il re o il capo, mentre al di sotto c’erano gli aldii, cioè gli uomini semiliberi, che non avevano diritti politici e non potevano portare le armi; infine c’erano gli schiavi, privi di tutti i diritti e addetti al lavoro dei campi e alla pastorizia. Questo gruppo sociale era composto più che altro da prigionieri razziati durante le spedizioni di saccheggio estive. Questa organizzazione sociale fu mantenuta fino al contatto con quella latina avvenuto dopo la caduta dell’Impero romano.

Con lo stanziamento dei Germani e l’acquisizione da parte di questi popoli della tradizione latifondista romana, la figura dell’arimanno cominciò a perdere importanza: i contadini sottomessi divennero la nuova classe servile, mentre i barbari, una sparuta minoranza, formarono una nuova aristocrazia. Così cominciò a formarsi la divisione tra pauperes e potentes tipica della società medievale.

Il feudalesimo franco fece scomparire progressivamente la figura dell’arimanno, i cui ultimi epigoni furono gli allodieri. Si può, tuttavia, notare una sorta di continuità tra il cavaliere medievale feudale e l’antico uomo libero germanico, entrambi detentori di un certo status dovuto alla stirpe ed alla vita guerriera.

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anglosassoni

Anglosassoni

Posted on 28th febbraio 2012 in Enciclopedia

Nome che designa le tribù germaniche di Angli, Sassoni e Iuti che dalle regioni dell’Elba e del Weser migrarono nella Britannia nei sec. 5° e 6°. I primi colonizzarono l’Anglia orientale e le regioni settentrionali di Mercia e Northumbria; i Sassoni si stabilirono nell’Essex, Sussex e Wessex, e gli Iuti (i primi invasori, 449) soprattutto nel Kent, nell’isola di Wight e nella zona prospiciente del Hampshire.

Storia

Agli inizi gli A. costituirono regni locali sotto la guida di capitribù. Solo nel 7° sec. Etelfredo, ereditando Deira e Bernicia, costituì il Regno di Northumbria e lo estese sino ai confini del Galles (613); alla sua morte (617), durante il regno di Edvino, i nobili si convertirono al cristianesimo, che aveva cominciato a diffondersi alla fine del 6° sec. a opera dei missionari inviati da Gregorio Magno. Penda, re di Mercia, sconfisse e uccise Edvino (633). Il Regno di Northumbria si ricostituì nel 655 con Oswy. Iniziò un periodo di splendore culturale che culminò sotto Egfrido. Dalla fine del secolo la supremazia passò al Regno di Mercia sotto Etelbaldo e poi Offa, alla cui morte (796) il Regno del Wessex assorbì stabilmente i regni competitori e divenne, soprattutto a opera di Egberto, il centro politico dell’isola. I successori di Egberto dovettero far fronte all’invasione danese; Alfredo il Grande riuscì a contenerla ma alla fine del sec. 10° i Danesi ripresero l’iniziativa e con Canuto divennero padroni dell’Inghilterra. Edoardo il Confessore, ultimo sovrano sassone, aprì la via a Guglielmo il Conquistatore (1066). Nel 16° sec. i sette Regni di Northumbria, Mercia, Anglia orientale, Essex, Kent, Sussex e Wessex furono chiamati eptarchia a.; così attualmente è indicato anche il periodo storico in cui quei Regni ebbero vita.

Origine della parola

Sutton.hoo .helmet AnglosassoniIl termine anglosassone viene dagli scrittori latini dell’epoca di re Alfredo il Grande (IX secolo), che utilizzavano per lui il titolo di rex Anglorum Saxonum o rex Angul-Saxonum.

Già agli inizi dell’VIII secolo, nella sua Historia ecclesiastica gentis Anglorum san Beda il Venerabile (I.15) suggerisce che

  • i regni dell’Anglia orientale, della Mercia e della Northumbria) appartenevano agli Angli, che traggono il loro nome dalla penisola di Anglia, nell’odierno Schleswig-Holstein (Germania).
  • i regni dell’Essex, del Sussex e del Wessex erano abitati da Sassoni, che provenivano dall’Antica Sassonia.
  • il regno del Kent e l’Hampshire meridionale erano abitati da tribù di Juti.

Comunque, altri scrittori antichi non sembrano conoscere queste precise distinzioni e del resto l’utilizzo nel titolo della sua opera del termine gentis Anglorum farebbe pensare che gli Anglosassoni furono pensati in questi termini, almeno dall’VIII secolo.

In Europa, questo termine fu usato per la prima volta da Paolo Diacono, storico dei Longobardi, che potrebbe comunque averlo utilizzato solo per distinguere i Sassoni dell’Inghilterra daiSassoni del Continente.

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Ammiraglio

Posted on 28th febbraio 2012 in Dizionario, Enciclopedia

In Sicilia, durante il regno normanno, svevo, angioino e aragonese, quello di grande a.  fu uno dei sette grandi ufficiali della Corona, i quali componevano la curia regis o magna curia e collaboravano con il re alla suprema direzione della cosa pubblica. Suo compito principale era il comando dell’armata di mare, dal quale discendeva anche la giurisdizione civile e penale sulle persone e sulle cose appartenenti all’armata stessa. Nella marina militare italiana il titolo, istituito nel 1924, fu usato per indicare il più alto grado (corrispondente a quello di maresciallo d’Italia per l’esercito), e ne fu insignito l’ammiraglio Paolo Thaon de Revel.

In quasi tutte le forze armate del mondo è detto ammiraglio (dall’arabo amir al-bahr, أمير البحر, ‘comandante del mare’) o, più esattamente, ufficiale ammiraglio il militare che appartiene alla più elevata categoria degli ufficiali della marina militare. All’interno di questa categoria possono esserci più gradi, uno dei quali, in molte forze armate, è denominato ammiraglio, senza ulteriori specificazioni: si tratta di uno dei gradi più elevati, se non il più elevato. Nel linguaggio corrente, con ammiraglio si designa genericamente qualunque comandante di una forza navale.

250px Fregio per ammiragli di squadra Ammiraglio

Di solito i gradi di ammiraglio sono tre o quattro. Le denominazioni solitamente utilizzate sono in ordine ascendente:

  • commodoro, presente solo in alcune marine, per lo più anglosassoni, e non sempre considerato ufficiale ammiraglio; alcuni paesi hanno, invece, il grado di ammiraglio di flottiglia;
  • contrammiraglio;
  • viceammiraglio;
  • ammiraglio;
  • ammiraglio generale, presente solo in alcune marine del passato;
  • ammiraglio della flotta o grand’ammiraglio, utilizzati in passato o in tempo di guerra, talvolta solo onorifici.

I gradi di ammiraglio corrispondono a quelli di generale nelle forze armate di terra e nelle forze aeree che adottano un sistema di gradi mutuato dall’esercito, nonché a quelli di maresciallo dell’aria nell’aeronautica militare della Gran Bretagna e dei paesi che hanno adottato lo stesso sistema.

 

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Alpeggio

Posted on 28th febbraio 2012 in Dizionario, Enciclopedia

L’alpeggio è l’attività agro-zootecnica che si svolge nelle malghe di montagna durante i mesi estivi. Con il termine malga si fa riferimento all’insieme dei fattori produttivi fissi e mobili in cui avviene l’attività di monticazione: terreni, fabbricati, attrezzature, animali, lavorazione del latte prodotto.

L’alpeggio, che si svolge tra un’altitudine minima di 600 m s.l.m. e una massima di 2500-2700, inizia con la monticazione, cioè la salita sull’alpe, che avviene tra la fine di maggio e la metà di giugno e termina con la demonticazione, cioè la ridiscesa in pianura che avviene a fine settembre. L’alpeggio passa attraverso varie fasi (tramuti) che si identificano con pascolo e strutture poste a diversa altezza sulla stessa montagna (come ad esempio i maggenghi).
L’alpeggio può avere forme economico-organizzative diverse in base all’organizzazione amministrativa (privata, cooperativa, pubblica di tipo comunale, provinciale o statale, ecc.) e al sistema di conduzione (affitto, conduzione da parte di privati, cooperative, ecc.).

L’alpeggio può distinguersi anche in base al tipo di bestiame ospitato: alpeggio per bovini (il più comune), per ovini, caprini, equini o per bestiame misto (compresi i suini e gli animali da cortile). Di solito i pascoli alpini e prealpini sono sfruttati prevalentemente da bovini (85% nel primo caso e circa 95% nel secondo) mentre quelli appenninici sono sfruttati esclusivamente dagli ovini. Per quel che riguarda le necessità animali, per l’intera durata dell’alpeggio occorrono 1,5-2 ettari per ogni bovino mentre un solo ettaro riesce a nutrire dai 4 ai 6 ovini.

alpeggio Alpeggio

L’alpeggio ben fatto porta notevoli vantaggi agli animali da un punto di vista alimentare (maggiore valore nutritivo che si riflette sia sulla salute che sulla qualità dei prodotti zootecnici), da quello dell’attività fisica (sviluppo della muscolatura, aumento dell’attività circolatoria, respiratoria e della capacità polmonare dovuta alla rarefazione dell’aria e al maggiore sforzo fisico) e da fattori ambientali (qualità dell’aria respirata e aumento delle radiazioni attive con benefici influssi su cute, pelo, attività ghiandolare e metabolismo).

Alpeggio in diritto

Nel diritto medievale, contratto che si faceva tra proprietari di bestiame e mandriani i quali, conducendo gli animali ai pascoli alpini, pagavano una determinata quota al proprietario tenendo per sé tutto il prodotto ricavato. Nel diritto vigente si tratta di un contratto per cui i pascoli alpini, di proprietà privata o comunale, vengono dati in affitto, per un periodo di uno o più anni, ai proprietari o conduttori di bestiame.

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