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Luc Castaignos

Posted on 2nd dicembre 2011 in Enciclopedia

Luc Castaignos (Schiedam, 27 settembre 1992) è un calciatore olandese, attaccante dell’Inter e della Nazionale olandese Under-21.

Suo padre è francese mentre sua madre è di Capo Verde.

castaignos large Luc Castaignos

Vivevano in Aquitania, nelle Landes, poco lontano da Bordeaux, e poco prima che Luc nascesse si sono trasferiti a Schiedam, nell’Olanda Meridionale.

Castaignos è cresciuto in una zona difficile con molti problemi dovuti all’alto numero di immigrati.

Esordi

Entrò a far parte giovanissimo delle giovanili dell’Excelsior. A 13 anni, durante un torneo a Rotterdam, viene notato dal Feyenoord che lo cede allo Sparta e poi lo accoglie nel proprio settore giovanile. A 16 anni firma il suo primo contratto da professionista con il Feyenoord.

Feyenoord

Il 21 giugno 2009 Mario Been, l’allenatore del Feyenoord, lo ha invitato a partecipare ad alcuni allenamenti con la prima squadra.
Il giocatore ha fatto il suo esordio ufficiale il 24 settembre 2009 nell’incontro di Coppa d’Olanda vinto 5-0 in casa degli Harkemase Boys, subentrando al 72′ minuto al posto di Leroy Fer.

Il debutto in campionato è arrivato il 28 febbraio 2010, quando è subentrato a Jon Dahl Tomasson nel corso della partita contro il Groningen.

Inter

Il 31 gennaio 2011 viene acquistato per 1,5 milioni di euro più indennizzo dall’Inter alla quale si aggrega al termine della stagione 2010-2011.

Fa il suo esordio in gara ufficiale in concomitanza con la sconfitta rimediata per 2-1 in Supercoppa italiana ad opera del Milan.
Debutta in Serie A, da titolare, il 20 settembre in Novara-Inter 3-1 venendo sostituito da Giampaolo Pazzini alla fine del primo tempo sul risultato di 1-0 per i piemontesi. Il primo gol con la maglia nerazzurra lo realizza il 27 novembre contro il Siena, la rete grazie alla quale l’Inter vince 0-1.

Nazionale

A 15 anni esordisce nell’Olanda Under-17, precisamente il 18 settembre 2008 in un incontro amichevole contro la Spagna (partita terminata 0-0).

Nell’Europeo Under-17, concluso al secondo posto dall’Olanda, ha segnato anche nella finale persa contro la Germania, realizzando il gol del momentaneo vantaggio per gli olandesi al 7′.

Dal 2009 al 2011 ha giocato nell’Under-19, disputando anche l’europeo di categoria nel 2010.
Nell’agosto 2011 viene convocato dall’allenatore dell’Under-21, Cor Pot, in vista dell’amichevole da disputare contro i pari età della Svezia. Il 10 agosto gioca da titolare la sfida persa per 3-0 contro la Svezia.

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Kamut

Posted on 2nd dicembre 2011 in Enciclopedia

Kamut è un marchio registrato dalla società americana Kamut International (fondata nel Montana da Bob Quinn) e designa esplicitamente il grano della sottospecie Triticum turgidum ssp. turanicum prodotto dall’azienda statunitense.

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Proprietà nutritive del Kamut

Tale prodotto è un ibrido tra il grano comune e la sottospecie polonicum, nota anche come grano Khorasan, dalla regione iranica dove venne descritto per la prima volta, nel 1921, e dove ancora adesso si coltiva.

La cultivar registrata alla USDA nel 1990 col nome ufficiale di QK-77 veniva venduta inizialmente nelle fiere agricole del Montana coi curiosi nomi di “grano del faraone Tut” e di Kamut, che significherebbe “anima della terra”.

Grano

Il kamut è un cereale molto antico, si pensi che già più di 5.000 anni fa era coltivato dalla popolazione egiziana; il suo aspetto è simile a quello del grano, con la differenza che i suoi chicchi hanno dimensioni più grandi e per questo motivo viene anche chiamato grano gigante.

Il kamut è strettamente imparentato con il grano e la sua pianta appartiene alla famiglia delle graminacee; questo cereale è stato riscoperto nel secolo scorso, più a meno attorno al 1940, ma la sua diffusione su larga scala è cominciata praticamente negli anni ’70 ad opera di un agricoltore americano di nome Bob Quinn, a cui si deve anche attribuire il nome kamut, il cui significato è “anima della terra”.

Coltivazione

Il Khorasan può essere coltivato liberamente da chiunque e dovunque, ma non può essere chiamato Kamut, nome utilizzabile solo dall’azienda americana. Il Kamut viene coltivato con metodo “bioetico” esclusivamente nelle grandi pianure semi aride del Montana, dell’Alberta e del Saskatchewan.

La grande notorietà che il kamut ha guadagnato nel tempo è dovuta soprattutto alla sempre maggiore diffusione delle allergie alimentari; dopo lunghi studi condotti in Usa è stato infatti dimostrato che circa il 70% delle persone che non tollerano il grano tradizionale a causa di reazioni allergiche, possono tranquillamente consumare il kamut.

Le stesse indicazioni non valgono però per chi è celiaco; il kamut, allo stesso modo del grano, contiene glutine e non può quindi essere consumato dalle persone intolleranti al glutine.

Molto apprezzate, oltre alle proprietà nutritive, la sua buona digeribilità e assimilabilità. Da sottolineare la presenza di selenio, che, grazie alle sue proprietà antiossidanti, è in grado di proteggere l’organismo dagli effetti dei tanto temuti radicali liberi.

Proprietà nutrizionali

Possiede qualità e proprietà simili al comune frumento. Ha dunque anche le medesime capacità allergeniche del grano comune. Non è adatto ai celiaci, perché come ogni varietà di frumento contiene comunque glutine.
Dato l’alto tenore proteico e la buona qualità del glutine, si presta sia alla preparazione di paste alimentari, sia di prodotti da forno. È inoltre utilizzato per la preparazione di pilaf, in aggiunta ad insalate e minestre.

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Ernia Iatale

Posted on 2nd dicembre 2011 in Enciclopedia, Salute

L’ernia iatale è una delle patologie più incomprese e chiamate più spesso in causa a sproposito in tutto l’ambito medico: la gente è abituata a dare all’ernia iatale più colpe di quelle che effettivamente ha.

Origini

I pazienti affetti da ernia iatale devono capire cos’è la loro malattia e a che quali complicazioni possono andare incontro, è però fondamentale sapere che ci sono davvero pochissime probabilità che da questo tipo di ernia abbiano origine problemi più gravi. Se ne distinguono quattro tipi.

I Tipo: Ernia da scivolamento

Ernia iatale da scivolamento: (Tipo I) più frequente, spesso nelle persone obese. La pressione nell’area addominale supera la pressione diaframmatica e lo stomaco tende ad essere spinto verso l’alto, nel mediastino, attraverso lo hiatus diaframmatico.

Non è necessariamente una condizione permanente, poiché la parte di stomaco interessata si sposta spesso su e giù in base alla pressione esistente nell’addome: uno sforzo, un colpo di tosse, il sollevamento delle gambe in posizione sdraiata o qualunque contrazione dei muscoli addominali possono facilitare il fenomeno, che, quindi, in certi casi, può essere reversibile.
Questo avviene più facilmente in persone che congenitamente hanno i tessuti collagenosi più deboli, che oppongono meno resistenza. In questi soggetti sono anche più frequenti: emorroidi, ernia inguinale e abbassamento del rene (ptosi renale).

Ernia paraesofagea o da rotolamento

Consiste in una rotazione dello stomaco lungo la grande curvatura, in modo tale che la parte superiore della stessa erni attraverso lo hiatus esofageo.

Questa tipologia è meno comune, ma è più temibile poiché la giunzione gastro-esofagea rimane nella sua posizione naturale, e l’erniazione del fondo dello stomaco porta alla sua compressione tra la parete dello iato e l’esofago.

Può talvolta derivare da un intervento chirurgico correttivo di un’ernia iatale da scivolamento.

Ernia iatale da esofago corto

L’angolo di His è allargato. Esiste anche l’esofago corto da alterazione chimica della parete esofagea (ingestione accidentale di acidi), che comporta retrazione cicatriziale dell’esofago.

Ernia di tipo III

Ernia di tipo IV, dove si manifestano ernie anche di altri visceri come il colon e la milza.

Diagnosi

La diagnosi di ernia itale è possibile grazie a una radiografia delle prime vie digerenti con pasto baritato, eseguita con il paziente in posizione supina, ma su di un piano inclinato, con la testa più in basso rispetto al bacino e alle gambe. Se l’ernia è voluminosa può essere evidenziata anche da una radiografia del torace. L’esame diagnostico principale resta però l’esafogogastroscopia, che permette anche di valutare eventuali complicanze, e di escludere altre malattie a livello dell’esofago. In base alla valutazione complessiva del paziente, il medico può poi ritenere opportuno procedere ad ulteriori indagini diagnostiche.

Cura

Terapia alimentare

Correggere l’alimentazione e rispettare alcune regole è importante soprattutto quando l’ernia iatale si associa ad esofagite da reflusso. Chi soffre di ernia iatale dovrebbe evitare i pasti troppo abbondanti e ridurre il consumo di:
cibi e bevande che inducono il reflusso (menta, cioccolato, alcol, grassi)
cibi e bevande che irritano la mucosa esofagea (agrumi, pomodoro, caffè).

Terapia farmacologica

Nei casi meno gravi, l’ernia iatale, soprattutto quando è “da scivolamento”, non necessita di alcuna terapia specifica.

Per intervenire sui sintomi dell’ernia iatale si può usare il domperidone. Quando, poi, la malattia è più seria e si associa a esofagite da reflusso, si può ricorrere ad altri medicinali, tra cui gli inibitori della pompa protonica, che inibiscono la secrezione acida gastrica. Il medico, dopo aver valutato la sintomatologia del paziente, oltre che l’entità e la natura della malattia, deciderà quali e quanti farmaci prescrivere. L’automedicazione è assolutamente sconsigliata.

Terapia chirurgica

La terapia chirurgica è indicata solo nei casi più gravi, cioè, per esempio, quando l’ernia iatale è di grosse dimensioni o quando si associa a una esofagite da reflusso grave. La tecnica chirurgica e il tipo di intervento da adottare cambiano in base alla natura dell’ernia e alle condizioni della persona da curare. L’intervento chirurgico può, per esempio, mirare alla riduzione dell’ernia; se presente reflusso, è possibile che il medico prospetti al paziente l’attuazione di un procedimento antireflusso.

Cause dell’età

L’ernia iatale è una patologia legata all’età, ne soffre infatti circa il 25% della popolazione con più di 50 anni e quasi il 100% della popolazione over 80.

Il deterioramento organico tipico dell’invecchiamento, associato alla ripetizione continua dei movimenti tipici della deglutizione, finisce infatti per alterare l’elasticità della giunzione e dello iato esofageo favorendo l’erniazione.

Le donne e gli obesi sono più colpiti dall’ernia iatale rispetto ai coetanei normopeso. Nei bambini la presenza di un’ernia iatale è quasi sempre congenita e spesso si presenta in associazione con altre malattie

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Dermatite

Posted on 2nd dicembre 2011 in Enciclopedia, Salute

Per dermatite si intende una patologia che riguarda la pelle. Infatti il nome del medico è dermatologo che dipende dallo strato della pelle .

Il termine proviene dal greco δέρμα, δέρματος (da cui il prefisso “derm-” a indicare tutto ciò che riguarda la pelle) e -ite, suffisso che, sempre in greco, indica “infiammazione“.

Infiammo

Essa consiste in una reazione infiammatoria (immunitaria) della pelle, e si manifesta come un’irritazione. La dermatite può avere cause assai diverse:

  • chimiche (causata da diluenti o detersivi);
  • fisiche (come le ustioni)
  • microbiche (virale, batterica, protozoica, micotica)
  • parassitarie (come la rogna, causata da parassiti della pelle)

Alternativamente, può essere conseguenza di una malattia della pelle, con cause:

  • allergiche (iperreattività di mastocellule del sistema immunitario) come per l’eczema atopico o la neurodermite;
  • autoimmunitario (reazione immunitaria verso processi endogeni) come per la psoriasi.

Situazioni di stress

Spesso le dermatiti si acutizzano in situazioni di stress: si pensa che gli ormoni dello stress stimolino ulteriormente la risposta immunitaria all’irritazione.
Se si tratta di una forma non contagiosa, si parla anche di eczema.

Riguardo alle malattie cutanee è spesso difficile distinguere le forme allergiche dalle forme infettive, irritative o tossiche. Spesso ad un’allergia segue un’infezione micotica o/e batterica causata dalla flora cutanea disturbata (mancanza di acidi grassi e secchezza della pelle) e/o dalle microlesioni della cute causata dagli abiti o dal grattare la parte colpita.
Talvolta rappresenta la manifestazione cutanea di una allergia alimentare, specie nei bambini.

Nonostante questa grande variabilità per cause e manifestazioni, le dermatiti sono accumunate da alcuni sintomi caratteristici, come pruriti, arrossamenti e piccoli gonfiori della pelle, talvolta a carattere vescicolare fino a vere e proprie lesioni.
Come anticipato, la dermatite è una condizione piuttosto comune, non contagiosa, che tutto sommato non incide pesantemente sulla salute generale dell’individuo; nonostante, ciò può risultare alquanto sconfortevole per chi ne soffre, talvolta con ripercussioni negative sulla vita di relazione.

SINTOMI DELLA DERMATITE

Dermatite

da contatto

Manifestazioni cutanee molto pruriginose, caratterizzate da rossore e comparsa di piccole vescicole su zone di pelle esposte al contatto con sostanze sensibilizzanti (irritanti o allergeniche). Vedi: dermatite allergica.

Psoriasi

Comparsa di chiazze rosso-biancastre eritemato-squamose di varia grandezza e forma, ad andamento cronico recidivante, ovvero soggette ad attenuazione, regressione e ricomparsa.

Dermatite seborroica

Condizione piuttosto comune del cuoio capelluto, spesso causa di forfora grassa; la perdita di squame untuose interessa non solo il cuoio capelluto, ma anche altre zone ricche di ghiandole sebacee, come le sopracciglia, le aree cutanee ai lati del naso e dietro agli orecchi, la zona inguinale e, talvolta, quella ascellare.

Dermatite periorale

I sintomi tipici della dermatite si localizzano al volto, distribuendosi intorno alla bocca in modo così tipico da determinarne la denominazione clinica.

Dermatite erpetiforme

I sintomi caratteristici della dermatite (pruriti, arrossamenti, bolle sierose) si accompagnano talvolta a disturbi gastrointestinali.

Dermatite atopica

Più comunemente conosciuta come eczema, si caratterizza per cicli alternati di esacerbazioni e stati clinici silenti.

Classificazione delle dermatidi

  • ammoniacalis11 (di panni)
  • atrophicans maculosa (anetodermia: dal greco ἄνετος floscio)
  • Berloque (di luce)
  • chronica atrophicans (acrodermatite cronica atrofica; raro in Lyme-Borreliosi)
  • contusiformis (erithema nodosum: spesso in zoonosi)
  • exfoliativa generalisata (Wilson-Brocq; idiopatico, iatrogeno o sintomatico in reticulosi, leucemie)
  • exfoliativa neonatorum (SSSS; stafilococchi)
  • fitofotodermatosi (reazione “fototossica” a causa della fissazione di alcuni elementi fotosensibilizzanti, presenti in alcune piante)
  • herpetiformis (During-Brocq; autoimmunitario)
  • intertriginosa (in pieghe dermiche, spesso combinato con infezione secondaria micotica come p.es. candida albicans)
  • lichenoides purpurica et pigmentosa (Gougerot-Blum; emorragico)
  • periorale (probabilmente iatrogeno o di cosmetici)
  • periorbitale (probabilmente iatrogeno di glucocorticoidi alogenati esterni)
  • rosacea (periorale)
  • seborroica (eczema seborroico)
  • solare
  • ulcerosa (pioderma cancrenoso, probabilmente autoimmunitario)
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Leucemia

Posted on 2nd dicembre 2011 in Enciclopedia
Leucemia Leucemia

La Leucemia colpisce il sangue

La leucemia è un termine con il quale si indica un insieme di malattie maligne, vari tipi di tumori caratterizzati dalla proliferazione neoplastica di una cellula staminale emopoietica. Col termine leucemia viene quindi comunemente indicato il tumore “del sangue”.
Le cellule staminali emopoietiche, che si trovano nel midollo osseo rosso, danno origine a due linee cellulari:

  • leucemia mieloide (coinvolge la produzione di granulociti)
  • leucemia linfoide (coinvolge la produzione di linfociti)
  • leucemia monocitica (che coinvolge la produzione di monociti)

A seconda della linea cellulare verso cui evolve il clone leucemico si parla di leucemia mieloblastica (LM) o leucemia linfoblastica (LL). All’interno di queste due suddivisioni si fa un’altra importante distinzione basata sul decorso della malattia: distinguiamo pertanto leucemie acute e leucemie croniche.

Paziente

leucemia linfatica cronica Leucemia

La Leucemia può essere di tre tipi


Il quadro clinico della leucemia è dovuto essenzialmente all’invasione del midollo da parte del clone neoplastico e alla conseguente distruzione delle cellule emopoietiche normali: il paziente affetto da leucemia sviluppa dunque anemia (per insufficiente produzione di globuli rossi), infezioni frequenti e gravi (per ridotta produzione di globuli bianchi) ed emorragia (per ridotta produzione di piastrine).

Cure

La leucemia acuta non trattata ha una prognosi rapidamente infausta, ma risultati soddisfacenti sono stati raggiunti con la chemioterapia e l’eventuale trapianto di midollo osseo, tanto da raggiungere una guarigione in alcuni casi (leucemia linfatica acuta common del bambino) anche nell’80% dei pazienti. La leucemia cronica rappresenta invece quadri molto eterogenei, tanto che è possibile che non influenzi nemmeno l’aspettativa di vita (leucemia linfatica cronica in stadio precoce).

Le cellule normali che si ritrovano nel sangue (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine) prendono origine da cellule immature – dette anche cellule staminali o blasti – che si trovano nel midollo osseo, cioè in quella parte di tessuto spugnoso contenuto all’interno delle ossa.

Nelle persone affette da leucemia vi è una proliferazione incontrollata di queste cellule, che interferisce con la crescita e lo sviluppo delle normali cellule del sangue.

I tumori che colpiscono le cellule del sangue sono molto più frequenti nell’età infantile rispetto a quella adulta.

Le leucemie acute, in particolare, rappresentano il 25 per cento di tutti i tumori dei bambini e si collocano quindi al primo posto.

Leucemia linfoblastica

Tra le leucemie acute, la leucemia linfoblastica è il tipo più frequente nei bambini, ma può anche colpire gli adulti.

Anche la leucemia mieloide acuta si può presentare sia in età infantile sia in età più avanzata.

Le leucemie croniche sono invece più caratteristiche dell’età adulta.

Solo il 2 per cento delle leucemie mieloidi croniche si manifesta sotto i 20 anni d’età e la sua incidenza aumenta con l’età: infatti nei bambini nella prima decade di vita ha un’incidenza di circa 1 caso su 1.000.000, a 40 anni di 1 caso su 100.000 e all’età di 80 anni di 1 caso ogni 10.000.

In Italia l’incidenza complessiva è di circa 15 nuovi casi per milione di persone all’anno.

Gran parte delle leucemie che insorgono in età pediatrica dipende da anomalie del DNA, sia a livello dei cromosomi, come accade nella leucemia mieloide cronica, sia a livello di singoli geni (un esempio è rappresentato dal gene p53).

Cromosoma Philadelphia

In particolare, nel caso della leucemia mieloide cronica, è presente il cosiddetto cromosoma “Philadelphia” che contiene un gene nuovo costituito dalla fusione di due porzioni di DNA che in condizioni normali si trovano su due cromosomi diversi.

Inoltre alcune malattie, come la sindrome di Down, sono collegate a un rischio da 10 a 20 volte superiore di sviluppare una leucemia nei primi dieci anni di vita.

Per quanto riguarda gli adulti, esiste un collegamento tra l’esposizione a dosi massicce di radiazioni e alcuni tipi di leucemia.

Esiste inoltre un’associazione con l’esposizione a sostanze come il benzene e la formaldeide , utilizzate nell’industria chimica.

Infine altri fattori di rischio che sono noti con certezza sono la chemioterapia e la radioterapia, effettuate in precedenza per curare altre forme tumorali.

Le leucemie vengono comunemente distinte in acute e croniche, sulla base della velocità di progressione della malattia.

Nella leucemia acuta il numero di cellule tumorali aumenta più velocemente e la comparsa dei sintomi è precoce; nella leucemia cronica invece le cellule maligne tendono a proliferare più lentamente. Con il tempo, però, anche queste ultime diventano più aggressive e provocano un aumento delle cellule leucemiche all’interno del flusso sanguigno.

Un’altra importante distinzione riguarda le cellule da cui prende origine il tumore. La cellula staminale, durante le varie fasi di maturazione, dà origine a cellule di tipo mieloide e cellule di tipo linfoide: da queste si differenzieranno successivamente i globuli rossi o eritrociti, le piastrine e i globuli bianchi (leucociti e linfociti). Pertanto avremo quattro tipi comuni di leucemia: la leucemia linfoblastica acuta (LLA), la leucemia linfocitica cronica (LLC), la leucemia mieloide acuta (LMA) e la leucemia mieloide cronica (LMC).

Esistono poi altri tipi di leucemia più rari, come la leucemia a cellule capellute.

Classificazione FAB (Francese – Americana – Britannica)

Vale per le leucemie acute mieloidi e linfoidi. Per le mieloidi acute abbiamo i seguenti sottotipi:

  • M0= Indifferenziata;
  • M1= Mieloblastica indifferenziata;
  • M2= Mieloblastica differenziata;
  • M3= Promielocitica;
  • M4= Mielo-monocitica;
  • M5= Monocitica;
  • M6= Eritroblastica;
  • M7= Megacariocitica.

Epidemiologia

Si manifesta soprattutto nel primo decennio di età, per quanto riguarda la forma acuta, mentre per le altre forme si diffonde maggiormente dopo il quarto decennio arrivando a picchi elevati intorno all’ottavo decennio.

L’incidenza si rivela essere di 15 persone su 100.000, arrivando a 160 casi sullo stesso campione in caso di anzianità elevata. Nei soli USA i morti ogni anno sono quasi 16.000

Eziologia

Le cause che provocano tali malattie non sono ancora del tutto chiare. Attualmente sono noti alcuni fattori di rischio che possono causare la nascita delle forme leucemiche.

Leucemia acuta

La Leucemia Acuta è un vero e proprio tumore che interessa i globuli bianchi. Il tipo di globulo bianco interessato dipende dall’età del soggetto: negli adulti generalmente è interssato il granulocito, mentre nei bambini il globulo bianco interessanto maggiormente è il linfocite.

I sintomi della leucemia acuta sono stanchezza e affaticabilità, perdita di peso, dolori, piccoli sanguinamenti gengivali, febbre frequente e ingrossamento delle ghiandole linfatiche del collo, delle ascelle e del linguine.
Durante una visita medica può essere riscontrato anche l’ingrossamento del fegato e della milza e la presenza di macchie sulla pelle dovute a sangue poco coagulabile. La diagnosi deve però essere confermata dalla presenza di cellule abnormi nel sangue e nel midollo osseo.

Dopo aver diagnosticato la presenza della leucemia è importante il tipo di leucemia aspirando il midollo osseo ed analizzandolo al microscopio.

A questo punto inizia una terapia specifica contro le cellule maligne accompagnata da una terapia di supporto generale per prevenire complicazioni. La terapia si basa sulla distruzione delle cellule maligne e spesso comporta anche la distruzione delle cellule normali causando l’inattivazione delle funzioni fondamentali del midollo. Per questo motivo è spesso necessaria la trasfusione di midollo osseo, che comporta la ripresa della produzione di globuli bianchi.

Leucemia cronica

La Laucmia Cronica è un tumore del sangue a lenta evoluzione. I due tipi più frequenti sono la leucemia mieloide cronica e la leucemia linfatica cronica.

Leucemia mieloide

La leucemia mieloide cronica rappresenta il 20% di tutte le leucemie e nel 90% dei casi si accompagna alla presenza di un’alterazione genetica. Questa leucemia compare più frequentemente in coloro che sono stati esposti a radiazioni ionizzanti o al benzene.

La leucemia mieloide cronica non ha particolari sintomi, e in genere viene trovata in soggetti che per alri motivi hanno eseguito analisi del sangue, nella quale viene riscontrata un’alta presenza di globuli bianchi nell’organismo.
La terapia si basa sull’utilizzo di specifici farmaci antitumorali, e la sopravvivenza di un malato di leucemia mieloide cronica è generalmente lunga anche se la guarigione non è sempre possibile.

La leucemia linfatica cronica è una malattia delle persone anziane, non sembra essere causata dall’esposizione a sostanze chimiche o a radiazioni e non presenta origine ereditaria.

Un quarto dei malati è senza sintomi, mentre gli altri presentano facile stancabilità, diminuzione di peso, aumento del volume della milza e delle ghiandole linfatiche e frequenti infezioni. Da un’analisi del sangue risulterà un elevato numero di linfociti di dimensioni più piccole del solito, e in alcuni casi anche una riduzione del numero di globuli rossi.

La leucemia linfatica cronica è il tipo di leucemia con la più lenta evoluzione e che risponde meglio alla terapia con farmaci antitumorali.

Secondo uno studio condotto dal CNR di Avellino diretto dal Gian Luigi Russo dell’Istituto di scienze dell’alimentazione, alcune sostanze naturali presenti nei vegetali e in alcune bevande potrebbero aumentare l’efficacia dei farmaci nella cura alla leucemia.

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Gonorrea

Posted on 2nd dicembre 2011 in Enciclopedia

La gonorrea, volgarmente conosciuta come scolo, è una malattia sessualmente trasmissibile (MST) causata da un batterio chiamato Neisseria gonorrhoeae. Può anche essere trasmessa dalla madre al figlio al momento della nascita.
mal di pancia1 Gonorrea
Le categorie più colpite da questa malattia di solito sono gli adolescenti ed i giovani adulti: gli esperti ritengono che centinaia di migliaia di casi non vengano diagnosticati e non ricevano le cure del caso, poiché l’infezione non sempre presenta sintomi evidenti. Molte persone affette da gonorrea sono anche affette da un’altra comune MST, la clamidia. Pertanto, quando i medici diagnosticano o sospettano un caso di gonorrea, spesso controllano e curano anche altre MST.

È popolarmente nominata “scolo”. I termini derivano dal greco, il primo da “gonos” (seme) e “reo” (scorro), il secondo da “blenos” (muco) e “ragoo” (erompo), e si riferiscono al principale sintomo, ovvero le perdite uretrali. I due termini, che nella pratica medica sono sinonimi, coprono anche tutta una serie di manifestazioni extrauretrali: difatti l’infezione può riguardare anche la cervice uterina, il retto, la faringe, e per diffusione ematogena le articolazioni (artrite gonococcica), il fegato (epatite) e il miocardio (miocardite).

La gonorrea è un’infezione batterica causata da un batterio Gram-negativo, la Neisseria gonorrhoeae. La patologia si verifica con più frequenza negli adolescenti e nei giovani adulti, categorie nelle quali il rischio di contagio dipende in modo direttamente proporzionale dal numero di partner con i quali si hanno rapporti sessuali.

L’essere umano è il solo ospite naturale del batterio; il periodo di incubazione della patologia va da una a due settimane; l’infezione si trasmette generalmente per contatto diretto tra le mucose (coito, fellatio, rapporti anali, cunnilingus, bacio), ma è possibile, ancorché rara, anche la trasmissione per via indiretta (uso promiscuo dei servizi igienici, biancheria intima ecc.); la trasmissione indiretta è meno probabile perché il batterio coinvolto non è particolarmente resistente agli stimoli ambientali.

Sintomi

I sintomi si manifestano dopo 2-7 giorni dal contagio. Sono molto più evidenti nei maschi, che presentano un’emissione mucopurulenta a livello dell’uretra (il dotto che porta l’urina dalla vescica all’esterno del corpo) con bruciore e frequente stimolo alla minzione. Può portare a epididimiti, ovvero l’infiammazioni dell’epididimo.

Quando ci sono sintomi, l’infezione può causare una minzione dolorosa (provoca cioè dolore facendo pipì) e perdite di aspetto torbido dal pene o dalla vagina. Queste perdite possono avere consistenza vischiosa e colore verdastro o giallastro.

Gli uomini possono provare dolore ai testicoli, ed è possibile che questi si ingrossino.

Le donne, invece, possono provare dolore al basso ventre, avere dolore durante i rapporti e sanguinamenti anomali.

La gonorrea può causare dolore rettale, specialmente quando si sta defecando; qualora infetti la gola, si avrà come risultato un mal di gola.

Nei bambini, la presenza di un’infezione MST potrebbe essere un indizio di abuso sessuale. Se avete un qualche timore o sospetto, parlatene apertamente con il pediatra.

Gravidanza

Una donna incinta portatrice di MST può contagiare il bambino, anche se la malattia non presenta sintomi evidenti. Lo screening di alcune malattie a trasmissione sessuale (ma non di tutte!) è ormai una prassi durante l’assistenza prenatale ma, se avete sintomi o preoccupazioni di qualsiasi natura, parlatene con il vostro medico.

Prevenzione

Se usato in maniera corretta e costante, il preservativo può diminuire il rischio di contrarre malattie a trasmissione sessuale.

Sebbene le pillole anticoncezionali non offrano alcun tipo di protezione contro le MST, potrebbero fornire una protezione parziale contro la PID, poiché fanno sì che il corpo produca un muco cervicale più spesso, rendendo così più difficile la risalita dei batteri verso le zone alte del tratto genitale.

L’uso delle irrigazioni può aumentare il rischio di contrarre malattie a trasmissione sessuale, poiché può modificare la flora batterica naturale della vagina e può far scorrere i batteri verso la parte superiore del tratto genitale.

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L’Eco di Bergamo

Posted on 2nd dicembre 2011 in Enciclopedia

L’Eco di Bergamo è il principale quotidiano della provincia di Bergamo, fondato nel 1880.
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Storia

La sua proprietà è controllata in maggioranza dalla Curia di Bergamo e il giornale ha sempre tenuto una linea centrista e cattolica, vicina all’Osservatore Romano.

  • Direttore responsabile: Giorgio Gandola
  • Vicedirettore: Franco Cattaneo
  • Caporedattore centrale: Luigi Riva
  • Caporedattori: Pier Giuseppe Accornero – Andrea Valesini – Fabio Finazzi – Riccardo Nisoli – Alberto Ceresoli (responsabile Web)

Evoluzione

eco di bergamo logo LEco di BergamoOggi L’Eco di Bergamo vanta una struttura giornalistica e tecno-produttiva tra le più avanzate, si sono moltiplicate iniziative editoriali nuove e coinvolgenti e si è approfondita l’attenzione al territorio con programmi di diffusione sempre più capillari. Il risultato è sotto gli occhi di tutti o, più modestamente, sotto gli occhi di oltre 320.000 bergamaschi che leggono l’Eco di Bergamo ogni giorno.

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