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Internet nel 2015? Video e file sharing

Posted on 7th febbraio 2012 in Articoli

Entro il 2015 entreremo dritti dritti nell’era dello zettabyte, equivalente a 1 triliardo di byte: per dare un’idea dello straordinario volume di traffico dati, Cisco fa un esempio: ci vorranno cinque anni per vedere tutti i video caricati sul Web in un singolo secondo da ogni parte del mondo. Ingrandisci l’immagine per visualizzare l’infografica.

Internet Traffic Video Bandwidth Infographic 150x110 Internet nel 2015? Video e file sharing

E a proposito, da qui a tre anni manderemo nel dimenticatoio mail e servizi VoIP per concentrarci sopratutto sui video: la maggior parte dei video che circoleranno sul Web saranno filmati girati e caricati con il proprio smartphone, e ci saranno sempre più dirette live direttamente da e sul Web. E se qualcuno ancora fatica ad immaginarsi uno zettabyte, l’infografica di Cisco fa un ultimo esempio chiarificatore: se un gigabyte fosse grande quanto una tazzina di caffè sulla scrivania, uno zettabyte avrebbe le dimensioni della Grande Muraglia Cinese.

The amount of online rich media consumption is increasing exponentially on an annual basis. Global Internet traffic was once measured in megabytes, but thanks to the rapid increase in file sharing, video web mail and video calling, annual global IP traffic will soon exceed three-quarters of a zettabyte. To better understand the significance of a zettabyte, we’ve put together an in-depth infographic to provide a visual snapshot of our online future. Are you ready for the zettabyte era? Check out the infographic below to find out.

 

@cisco article

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Facebook foto non rimosse

Facebook non cancella le foto dai server, a distanza di anni

Posted on 7th febbraio 2012 in Articoli

Ci stiamo lavorando“. La risposta del portavoce di Facebook è la stessa del 2009, quando un’inchiesta giornalistica portò per la prima volta alla ribalta la vicenda delle foto rimosse dagli utenti del social network blu ma mai effettivamente cancellate dai server ed ancora accessibili tramite link diretto. In molti casi, come documentato con estrema accuratezza da Ars Technica, le foto sono ancora visibili a distanza di quattro anni dal momento in cui l’utente ha scelto di cancellarle dal proprio profilo. Con tutto il corollario di disagi ed imbarazzi che ne possono derivare, legati alla vita porfessionale o a quella sentimentale delle persone.

Problema spinoso mai risolto, dal 2009

Nel 2009 da Palo Alto arrivarono conferme relative al ritardo con il quale il sistema di rimozione dei contenuti procedeva alla cancellazione, e rassicurazioni sulla corsa ai ripari. Ad un anno di distanza, e di fronte alle lamentele degli utenti, i segugi di Ars Technica sono tornati sulla vicenda.

La risposta è stata altrettanto evasiva, condita dalla beffa però, visto che Facebook ha provveduto a eliminare solo le foto che venivano citate e che comparivano nell’articolo del magazine. Oggi la promessa è quella di limitare ad un mese e mezzo il tempo che trascorre tra la cancellazione di una foto e la sua effettiva rimozione dai server, operazione che rende definitivamente irraggiungibile un’immagine.

Fabio Chiusi, il giornalista e blogger che rilancia la notizia facendo riferimento ai tanti utenti le cui foto non sono state ancora effettivamente rimosse dal 2008, considera “inaccettabile che per scoprire queste caratteristiche tecniche del servizio si debbano attendere inchieste giornalistiche. E proprio mentre Zuckerberg va spandendo buoni propositi e belle parole agli investitori“. La notizia arriva effettivamente a distanza di pochi giorni dalla presentazione ufficiale della documentazione per l’Ipo presso la Securities and Exchange Commission in vista dello sbarco a Wall Street.

@liquida.it

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Twitter, quali Paesi lo usano di più?

Posted on 2nd febbraio 2012 in Articoli

Sono sempre gli Stati Uniti che dominano di gran lunga la classifica del numero di utenti presenti su Twitter (più di 107 milioni), ma è notevole come anche i brasiliani (33,3 milioni), ed i giapponesi (29,9 milioni) stiano circumnavigando il social network a suon di iscrizioni.

I dati vengono dall’analisi diSemiocast, che ha preso in considerazione i profili di 383 milioni di persone.

L’Italia è appena fuori dalla top 20 (22esima) con poco più di 4 milioni di account, mentre ad inizio 2011 erano 1,7 milioni. Il vero e proprio boom è arrivato tra settembre e ottobre del 2011, con poco meno di 2 milioni di nuovi profili (il 48% del totale). Nuovi utenti poco attivi però, solo il 25% avrebbe infatti postato almeno un tweet.

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Semiocast has analyzed 383 million of Twitter user profiles created before January 1st 2012. Drawing from its experience with previous studies, Semiocast used its proprietary platform, databases and tools to process user profiles in order to determine the location of each user using all available information (free-form location declared in user profile, time zone, language used to post tweets and GPS coordinates for the very few concerned tweets).

With 107.7M accounts created before January 1st, 2012, the United States now merely represent 28,1% of all Twitter users. The social network remains extremely active in its home country. In December 2011 alone, about 5.6M new accounts were created from the United States.

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Facebook, non solo like. Open Graph apre a nuove locuzioni

Posted on 22nd gennaio 2012 in Articoli

Chi l’avrebbe mai detto. Quel like che tanto ha scalato il successo del noto social network sta per farsi da parte, almeno stando alle dichiarazioni dello stesso social tramite il suo blog.

Facebook ha da poco implementato ben 60 applicazioni provenienti anche da esperienze esterne al proprio raggio e proprio queste potrebbero dare l’input alla definitiva personalizzazione dello stesso.

Non solo diario quindi, adesso anche i contenuti sono completamente personalizzabili grazie alla timeline: non sarà più un semplice (ma alquanto efficace) “mi piace” a dettare i gusti ed i sentimenti degli utenti, ma dei possibili “want, watch, read, love“. Che da un certo punto di vista strettamente sociale, ma anche di marketing, ha dell’inatteso.

Inoltre, dando uno sguardo alle applicazioni esterne, come l’avvento su Facebook di Tripadvisor, e le sicure polemiche in tema di privacy, Facebook ha sottolineato come l’installazione delle apps non venga consentita senza l’esplicito consenso dell’utente.

Spalancare le porte alle applicazioni esterne può essere un definitivo punto di forza, considerando l’ostracismo del social network più frequentato del pianeta, anche nei confronti del suo nuovo forte rivale, Google Plus.

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Coach multimediale? Un aiuto via web e telefono contro l’obesità

Posted on 22nd gennaio 2012 in Articoli, Salute

Per perdere peso un gruppo di pazienti si è affidato a trattamenti web e telefonici, favorendo regolarità della pressione sanguigna e del colesterolo, migliorando il controllo della glicemia.

Lawrence J. Appeal, professore di medicina dell’università  Hohns Hopkinsresponsabile dello studio pubblicato sulla rivista New England Journal of Medicine, ha affrontato la tesi che i programmi multimediali sono più “convenienti” per il paziente, soprattutto in casi obesità, dove si è restii ad uscire di casa per raggiungeere il centro di cura.

Sono tre le ragioni che attesterebbero l’efficacia del programma:

  • alta frequenza di controlli e consulenze, sia telefoniche sia di persona,
  • supporto medico continuo integrato da apposito sito web con back-end di interazione con strumenti per monitorare il peso e fornire un feedback periodico via e-mail.

I pazienti sono stati incontrati personalmente una volta a settimana, ma monitorati per tutto il temepo: se i pazienti non effettuavano il login al sito, per più di una settimana, questi ricevevano un promemoria automatico che ricordava loro come perdere peso.

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Il modello Apple come strategista nel campo della telefonia

Un solo smartphone all’anno, parola di Samsung, Motorola, Htc e Rim

Posted on 16th gennaio 2012 in Articoli

Il modello Apple, si sa, è il più imitato al mondo: una strategia di mercato talmente affinata che in pochi potrebbero credere al fatto che sia incentrata intorno al mero concetto della semplicità.

Passando proprio per la rivoluzione di Apple, al momento della presentazione del primo fatidico iPhone, nel 2007, notiamo che per rendere lo smartphone celebre sia stata proprio la facilitata scelta del consumatore intorno all’offerta.

Un solo prodotto, prendere o lasciare: una tecnica che non nasconde limiti, in quanto ruota tutto intorno all’immagine dell’azienda ed alla moda che nasce dalla vendita del prodotto stesso.

La notizia che anche Samsung, Rim, Motorola ed Htc abbiamo deciso di adottare il metodo Jobs è di Digitimes, editore online asiatico non nuovo a veloci smentite, anche se stavolta le indicazioni che si tratti di un’informazione fondata ci sono tutte. Dichiara che “il cambiamento di strategia arriva apparentemente dopo che Apple e Samsung hanno accresciuto la propria quota di mercato rispetto ai rivali concentrandosi su un solo prodotto di punta ogni anno“.

Di certo Samsung guida con mano ferma la banda di produttori Android, ed Apple è l’esempio inseguito da tutti quelli che cercano il successo in questo settore. E tra le tante cose che queste due aziende hanno in comune c’è anche la strategia di mercato incentrata su un solo prodotto, o comunque pochi: Apple iPhone e Samsung Galaxy – un’ammiraglia e pochi modelli secondari.

Minori costi di sviluppo

Riducendo i modelli i costi di sviluppo, produzione e marketing calano sensibilmente, e già questo fatto da solo giustificherebbe il cambio di rotta da parte di HTC, e ancora di più per quanto riguarda RIM. Per le aziende si tratterebbe di ottimizzare i profitti, ma soprattutto di adattarsi a un mercato che è cambiato profondamente.

Secondo molti analisti, ad incentivare ancora di più la scelta dei quattro produttori vi sarebbero i dati di vendita dell’iPhone 4S: la concorrenza lo ha inizialmente snobbato, considerandolo una copia del precedente modello, ma ad oggi non solo ha venduto milioni di unità, ma ha anche incrementato la quota di mercato Apple nel campo smartphone ai danni di Android.

Rielaborazione delle fasce di prezzo?

Certo, se tutti seguissero alla lettera la strategia di Apple non avremmo più degli smartphone economici, per cui la speranza è che le varie aziende limitino sì il numero di dispositivi, ma offrano anche una varietà di scelta, soprattutto per quanto riguarda il prezzo.

Link: appleinsider.

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Gli spot tv più visti su Youtube nel 2011

Posted on 14th gennaio 2012 in Articoli

Come ben sappiamo, ormai la pubblicità è anche entertaiment ed i nuovi obiettivi del marketing sfociano nel più vasto mondo della rete. Quale migliore indice di gradimento per uno spot se non le visualizzazioni su Youtube?

Il 2011 è stato un anno importante per l’online video advertising. Moltissime sono state infatti le aziende che hanno optato per questa forma di promozione che, più di ogni altra, registra un alto grado di coinvolgimento degli utenti. Tutti almeno una volta, abbiamo condiviso, commentato o anche solo espresso un semplice ‘mi piace’ ”, dichiara Francesca Mortari, Head of YouTube and Display di Google per l’Italia. “E’ proprio alla luce di queste considerazioni che il video advertising sta cambiando: oggi più che mai le pubblicità si propongono come una forma di intrattenimento a tutti gli effetti. Complici di questo cambio di rotta sono anche i nuovi formati pubblicitari oggi disponibili, che coinvolgono ancor di più lo spettatore”.

youtube 2011 Gli spot tv più visti su Youtube nel 2011

Youtube, solida realtà

Con oltre 3 miliardi di visualizzazioni ogni giorno nel mondo, più di 500 milioni di utenti unici, di cui 17.2 milioni al mese in Italia (fonte: Audiweb, ottobre 2011), e oltre 48 ore di video caricati ogni minutoYouTube è una vetrina ormai imprescindibile per aziende di ogni settore e dimensione.

Eppure, non tutti i video riescono ad innescare il fenomeno della viralità: come riuscirci? Sicuramente per una grande azienda non è solo questione di investimenti, un risultato misurabile in soldoni: non vale la regola del “tanto mi da tanto”, nemmeno per gli orizzonti più consolidati dei più grandi marchi. YouTube rappresenta, per ogni azienda, una modalità di trasmissione unica e di sicuro impatto, che consente di creare un rapporto diretto, continuo e duraturo con l’utente finale.

Gli ingredienti del successo

Ma ai canoni tradizionali della pubblicità televisiva va aggiunto qualche ingrediente ed una dose di creatività, coinvolgimento e tecnologia in più.

Sicuramente i formati pubblicitari offerti da You Tube sono un metodo molto efficace, anche se costoso, per diffondere il proprio video ed aumentare le visualizzazioni. Un metodo che solo le grandi aziende, appunto, possono permettersi e che rischia di aumentare il divario tra le grandi realtà e quelle meno fortunate o emergenti.

Link: agoravox.

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