Crisi economica e anguria: estate nera

Posted on 14th settembre 2011 in Economia, News

“L’ANGURIA è un po’ il frutto simbolo dell’estate conviviale, di divertimento e cocomerate. Il frutto vive però profonde difficoltà di mercato, con quotazioni crollate ai minimi storici e che non ripagano agli agricoltori neppure i costi di produzione”. Lo sottolinea Confagricoltura preoccupata per l’ennesima crisi di mercato che sta investendo i produttori agricoli.

crisi anguria Crisi economica e anguria: estate neraDa giugno a settembre una fetta di anguria fresca, dolce e succosa, ha sempre costituito un refrigerio naturale contro il caldo. “E’ proprio in questo periodo che i cocomeri dovrebbero essere raccolti e venduti a ritmo incessante per soddisfare le richieste dei consumatori, invece – fa presente Confagricoltura – c’è il fermo pressoché totale che mette in pericolo anche l’occupazione dei tanti lavoratori extracomunitari, abitualmente impiegati nelle operazioni di raccolta”. Gli ordini – spiega l’Organizzazione degli imprenditori agricoli – sono arrivati in forma ridottissima già da giugno e ora l’invenduto ha costretto i produttori a lasciare le angurie in campo; in alcune aree vocate come quelle pugliesi l’80% del prodotto non è stato nemmeno raccolto. “Non era mai successo prima, ma c’è un gravissimo e inspiegabile calo di richieste del prodotto sia sul mercato interno sia su quelli esteri di paesi abitualmente acquirenti come Francia, Germania, Danimarca, Polonia e Repubblica Ceca, eppure, mai come quest’anno il frutto è buono e di altissima qualità”.

Poteva essere il frutto simbolo del 150esimo dell’Unità d’Italia, in quanto l’unico a contenere tutti e tre i colori della bandiera. Invece per l’anguria, o cocomero che dir si voglia, questa estate 2011 è da dimenticare, e al più presto. Invece di finire sulle tavole apparecchiate in giardino o in spiaggia tagliate a pezzettini, le angurie sono rimaste in gran parte sui campi.

Solo nel Salento ne sono state lasciate sotto il sole ben 2 milioni di tonnellate, con perdite stimate per 40 milioni di euro per i coltivatori della zona e di 4,5 milioni per i raccoglitori che sono rimasti a braccia conserte.

Gli agricoltori: speculazione anche per frutta e verdura

Il fatto è che raccoglierle non conviene, perché il guadagno per il produttore sarebbe inferiore ai costi di raccolta e anche perché dalla vendita all’ingrosso si ottengono cifre irrisorie. La speculazione, dicono da Coldiretti, non si fa solo con le azioni, ma anche con la frutta. Secondo i calcoli dell’associazione, al produttore un kg di anguria viene pagato 0,12 euro, mentre il consumatore lo acquisterà a 0,6 euro, con un ricarico record pari al 400%. Certo, non è che ad altri tipi di frutta vada meglio, visto che le pesche gialle raggiungono ricarichi del 443%.

Rischio E. Coli, un’estate precoce e la frutta low cost dalla Grecia
Oltre alla speculazione, però, dietro la crisi del cocomero ci sarebbe anche dell’altro: la sua somiglianza al cetriolo (fanno anche parte della stesa famiglia botanica, le cucurbitacee) ha evocato il pericolo Escherichia Coli, il batterio che due mesi fa fece tremare l’Europa e crollare le vendite dei banchi ortofrutticoli. Poi, i coltivatori adducono anche cause meteorologiche, con un’estate che ha provocato la contemporanea maturazione delle angurie al Nord e al Sud, con conseguente saturazione del mercato. Infine, l’arrivo di prodotti ancor più low cost dalla Grecia (per la Cia le angurie greche vengono vendute all’ingrosso anche a meno di 10 centesimi al kg) e la Ue che non aiuta adeguatamente i suoi agricoltori.

Si consumano 100 kg in meno di frutta e ortaggi rispetto al 2000
Insomma, non basta la calura a far aumentare la voglia di frutta fresca, come accadeva in passato, anche perché la frutta non costa poco.
Secondo un’indagine Coldiretti, gli acquisti di frutta e verdura delle famiglie italiane sono di appena 350 kg l’anno, mentre nel 2000 erano 450 kg, nonostante la spesa per acquistarla sia aumentata. Nel 2011 i consumi familiari di frutta e verdura – precisa la Coldiretti – sono diminuiti del 9% nel primo trimestre rispetto all’analogo periodo dello scorso anno.

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