Tremonti sta lavorando a tagliare del tutto i tempi di attuazione della delega fiscale e assistenziale o almeno per una parte di questa.
Un fardello imposto dalla decretazione d’urgenza che, alla luce anche del confronto di ieri a Palazzo Chigi con imprese e sindacati presenterebbe una doppia utile finalità: la bozza del progetto di Riforma Fiscale del Ministro Tremonti sembra essere confermata nei suoi dettagli sostanziali: tre aliquote IRPEF al 20%, 30% e 40%, una formula che secondo le prime stime favorirà i redditi medio-alti e nella migliore delle ipotesi danneggerà quelli bassi visto essendo accompagnata dall’aumento dell’IVA di un punto percentuale per le due aliquote del 10% e del 20%.
Il taglio dell’Irpef sarà sostanzioso per i redditi sopra i 35 mila euro e per finanziarlo spunta l’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie.
Irpef ferma al 12,5% da anni, nonostante tanti partiti tante volte ne abbiano ipotizzato un aumento, dovrebbe salire al 20% con l’esclusione dei titoli di stato. Dunque i rendimenti di BOT, CCT, BTP e CTZ non dovrebbero subire un innalzamento della tassazione.
Una delle poche deroghe fiscali italiani da oggi sarà soggetta all’aggravio fiscale
L’aumento della tassazione delle rendite finanziarie porterebbe l’Italia più vicina alla media europea in uno dei pochi settori nei quali il nostro fisco è più tenero rispetto all’estero. Rimarrebbe comunque inalterata la sperequazione che vede tassati già oggi al 27% le rendite dei depositi bancari e postali.
Questione di “ceti”
A chiedere questo intervento sulle rendite finanziari sono state più parti sociali che hanno chiesto questi interventi anhe sull’Iva e contro la lotta all’evasione prima di mettere mano ad altre misure più drastiche per lo stato sociale come il taglio delle invalidità, la reversibilità e le pensioni di anzianità.
In secondo luogo anticipare l’attuazione per decreto legge della delega fiscale sulle rendite finanziarie consentirebbe all’Erario di incassare già dal prossimo anno tra 1,8-2 miliardi ai fini della correzione della manovra di stabilizzazione finanziaria varata a metà luglio.
La modifica dell’articolo 81 della Costituzione per l’introduzione del vincolo obbligatorio del pareggio di bilancio è «necessaria». Lo ha detto il ministro dell’Economia Giulio Tremonti nel corso dell’informativa davanti alle commissioni Bilancio e Affari costituzionali di Camera e Senato. «E’ evidente che dobbiamo cambiarlo – ha affermato – esiste un vincolo in tutta Europa».
«L’articolo 81 – ha spiegato – non costituisce un caso di successo, siamo arrivati a fare il terzo-quarto debito pubblico del mondo, un record che viene avvicinato da altri paesi. Tuttavia la nostra è posizione oggettivamente straordinaria in rapporto al Pil».
L’armonizzazione consisterebbe nell’introdurre per i redditi di natura finanziaria e i redditi diversi di natura finanziaria una sola aliquota d’imposta «non superiore» al 20% al posto delle attuali aliquote del 12,5% oggi applicata ai capital gains, ai fondi comuni di investimento e alle obbligazioni, nonché a quella del 27% applicata agli interessi sui depositi di conto corrente e sui titoli di durata inferiore a 18 mesi.
Sulla nuova aliquota da applicare e comunque da rimodulare in funzione dell’armonizzazione complessiva al 20% l’Economia non ha scoperto ancora del tutto le sue carte e verrà definita con la messa a punto del decreto legge.
Al Tesoro il lavoro sulla manovra triennale 2012-2014 procede a pieno ritmo.
Era ora
Ministri e sottosegretari protestano per le previsioni di tagli a ministeri ed enti, alle auto blu e per l’accorpamento di enti inutili. Sindacati e opposizione dicono no ad interventi sulle pensioni. Sul tavolo c’è un pacchetto corposo di misure: dall’anticipo al 2013 (invece del 2015) del meccanismo che aggancerà l’età alle aspettative di vita all’aumento da 60 a 65 anni dell’addio dal lavoro delle donne dipendenti del settore privato. Un’altra ipotesi è quella di anticipare di un anno (dal 2013 al 2012) l’entrata in vigore di «quota 97» per l’accesso alla pensione di anzianità a 60 anni. Si tratta dell’obbligo di avere almeno (per i dipendenti privati) 37 anni o (nel caso degli autonomi) 38 anni di contributi. «Un’idea del tutto recessiva», dice la leader Cgil Susanna Camusso. Raffaele Bonanni chiede prima «corposi tagli ai costi della politiAca».
La situazione di Regione e Comuni italiani
I Comuni temono minori trasferimenti per almeno tre miliardi, le Regioni sono sulle barricate per le voci di tagli (dal 2013) della spesa sanitaria per cinque. «Non possiamo essere informati dai giornali», lamenta il presidente della conferenza Vasco Errani annunciando la cancellazione della consueta riunione Stato-Regioni. Se non bastasse, i governatori attendono notizie sui 500 milioni necessari a rifinanziare l’esenzione dai ticket sulla diagnostica e sul miliardo promesso lo scorso Natale per azzerare i tagli di quest’anno al trasporto pubblico locale.
La risposta del Tesoro – sebbene indiretta – è eloquente: ieri il dipartimento delle Finanze ha confermato per Campania, Calabria e Molise l’aumento delle addizionali Irap (in misura dello 0,15%) e Irpef (0,3%) per via del mancato rientro dal deficit sanitario dell’anno scorso.